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28/Mag/2019

L’ultima tecnologia in fatto di cura della sindrome dell’ occhio secco: laser pulsato

Oggi presso lo studio del dott. Carmine Ciccarini può essere effettuato anche questo trattamento specialistico innovativo

La sindrome dell’occhio secco è un’affezione che colpisce circa 400 milioni di persone nel mondo; le cause sono dovute, specie nelle donne, ad alterazioni ormonali dovute alla menopausa per la modificazione chimica che questa comporta a livello di composizione del film lacrimale.

Il 50% delle donne oltre i 50 anni ne soffre da forme moderate fino alla forma più drammatica chiamata sindrome di Sjogren dove le lesioni corneali arrivano alla cosiddetta “cheratopatia filamentosa” che comporta la formazione di ulcere corneali a filamento.

Altre cause sono le malattie autoimmuni dalla tiroidite di Hascimoto, al morbo di Chron, all’atrite reumatoide, alla LES (Lupus). Altri fattori sono l’uso eccessivo di lenti a contatto, l’inquinamento atmosferico, l’uso prolungato di terminali video. Effetto collaterale al trattamento con laser ad eccimeri.

Sintomi

La sindrome si manifesta con bruciore oculare, senso di corpo estraneo, annebbiamento visivo, lacrimazione riflessa secondaria legata alla minore capacità protettiva del film lacrimale per la cornea che sfocia in sindromi pseudo-allergiche e congiuntiviti batteriche recidivanti.

Terapia. Occhio secco: laser pulsato

Quando la terapia con sole lacrime artificiali si mostra inconsistente e la chiusura dei dotti lacrimali con plug non porta al miglioramento sperato occorre utilizzare il laser pulsato.

Il nuovo trattamento sulla causa e non sul sintomo dell’occhio secco; funziona veicolando sulle zone periorbitali  impulsi luminosi ad alta potenza che, del tutto innocui per l’occhio, generano calore. Lo “choc” termico riattiva la funzionalità delle ghiandole di Meibomio; queste riprendono così a produrre la componente grassa indispensabile per la corretta composizione del film lacrimale.

E’ stato infatti verificato da vari studi neurologici che l’emissione  porta ad una stimolazione dei neurotrasmettitori. Questi sollecitano le ghiandole di Meibomio a produrre, contraendosi, una maggiore secrezione; aumenta così il flusso lipidico naturale che riduce l’evaporazione delle lacrime e le rende protettive per la cornea

Il trattamento è del tutto indolore e privo di controindicazioni o rischi per il bulbo oculare. Il paziente percepisce soltanto un lieve calore che si può tradurre in un altrettanto lieve arrossamento della zona trattata.

Occhio secco: laser pulsato – Metodologia

La seduta si articola in due fasi:

  • nella prima dopo aver invitato il paziente a chiudere gli occhi ed aver applicato gli appositi occhialini protettivi, la zona peribulbare inferiore e la zona temporale vengono trattate con lare pulsato per pochi secondi
  • nella seconda fase si utilizza una apposita maschera a diodi emettitori di luce che, applicata sul viso per 15 minuti, sviluppa un calore terapeutico capace di fluidificare il secreto delle ghiandole di Meibomio; ciò consente di  riequilibrare il film lacrimale e renderlo meno soggetto all’evaporazione.

Occhio secco: laser pulsato. Seconda fase del trattamento

  • L’esame con il BUT (Break up time) a distanza di poche settimane dal trattamento evidenzia una maggiore stabilità delle lacrime che grazie alla pellicola lipidica generata con il trattamento evaporano meno e più lentamente.

 

 

 


28/Giu/2017

Con sindrome dell’ occhio secco è una patologia caratterizzata da una riduzione qualitativa e quantitativa delle lacrime

La sindrome dell’occhio secco è molto diffusa nelle donne in gravidanza ed in alcune patologie autoimmuni.

Sintomi

I sintomi comunemente riferiti sono senso di bruciore, sensazione di corpo estraneo, difficoltà all’apertura delle palpebre specie al mattino, fotofobia. Talvolta però alcuni pazienti si lamentano di una lacrimazione abbondante dovuta ad una cheratite sequenziale all’ipolacrimia,

Diagnosi

Il test di Schirmer valuta la produzione lacrimale e consente in questi pazienti di notare una scarsa lacrimazione

Il B.U.T. (Break Up Time) valuta la stabilità e quindi la rottura del film lacrimale, si mostra fortemente alterato nei pazienti affetti da occhio secco, passando dal normale tempo di 15/20 sec. prima della rottura a valori molto più bassi.

La colorazione con rosa Bengala e fluoresceina mostrano accumuli di cellule corneali sofferenti indice di una scarsa lubrificazione dell’occhio, in particolare della cornea.

La colorazione con rosa Bengala evidenzia le zone corneali interessate dalla sindrome dell’occhio secco. Si notano microulcerazioni che assorbono il colorante; nel caso in questione si vede una notevole captazione nella parte bassa e periferica della superficie corneale.

Il test alla fluoresceina mostra un grave danno corneale evidenziato dalla captazione del colorante molto diffusa

Clinica

Nei casi più esasperati di secchezza oculare si deve pensare alla sindrome di Sjögren associata solitamente ad immunopatie; l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la psoriasi ed altre malattie del sistema immunitario. Tuttavia si vedono casi senza nessuna patologia autoimmune con cornea che a causa della sindrome si sfaldano in filamenti (Cheratite filamentosa) causando forti dolori al paziente per irritazione del trigemino causate dalle ulcere corneali.

Le donne oltre i 50 anni sono colpite tra l’8 e il 10% ed il rapporto maschi/femmine 9:1. Oggi si pensa che la causa principale della sindrome dell’occhio secco sia la disfunzione delle ghiandole di Meibomio che producono la parte grassa del film lacrimale. Altri fattori possono essere rappresentati dall’assunzione di farmaci anti-ipertensivi, anti-depressivi ed anti-istaminici. Anche l’uso prolungato di colliri cortisonici porta alla secchezza oculare.

Un fattore da non trascurare è che i portatori da lungo tempo di lenti a contatto specie morbide possono sviluppare, dopo un’infezione, una secchezza oculare probabilmente perché i batteri in questione, specie lo pseudomonas, possono attaccare per via ascendente (risalendo dall’occhio al dotto lacrimale fino alla ghiandola) la ghiandola lacrimale.

Trattamento

La sindrome dell’occhio secco va trattata in maniera assolutamente personalizzata da caso a caso.

I sostituti lacrimali sono molto differenti e lo specialista deve scegliere quello più adatto al caso in questione. Attualmente funzionano particolarmente bene i colliri lacrimali in gel.

Attualmente anzichè mettere nei canali lacrimali un plug cioè una sorta di tappo in silicone per il canale lacrimale, si tende a ripristinare la funzione secretiva delle ghiandole lacrimali; con una pressione leggera ed una sufficiente quantità di calore. Ciò hal’effetto di sciolgliere le secrezioni ghiandolari per creare una lacrima più grassa e quindi protettiva verso la cornea. Il dispositivo in questione, creato da una collega francese, si chiama Lipi-flow e si applica sull’occhio per 12 minuti; in mancanza di questo si può utilizzare una tovaglietta in spugna di cotone imbevuta di acqua tiepida (30/35°); appoggiandola sulle palpebre massaggiando con i polpastrelli in modo da rendere più fluida la secrezione.

I ogni caso sarebbe opportuno utilizzare anche antibiotici (azitromicina) in collirio o minociclina compresse da usare per 3gg 3 volte al mese; questi farmaci oltre ad avere un’azione antibatterica che agisce sulle citochine (sostanze infiammatorie) presenti nelle ghiandole lacrimali, stimolano le stesse a produrre una maggior secrezione.

Alcuni colleghi utilizzano anche la luce pulsata per il trattamento dell’occhio secco; ciò allo scopo di tipristinare una giusta secrezione delle ghiandole di Meibomio in quanto l’impulso luminoso freddo stimola la ghiandola stessa.



Dr. Carmine Ciccarini

STUDIO DI PERUGIA:
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Tel. 075 5007094 – Tel. 339 2248541

STUDIO DI CHIUSI (In provincia di Siena):
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Riceve il Mercoledì dalle 8.00 alle 19.00

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