Attendere prego...



Blog

Pubblicazioni

12/Apr/2019

Iniezioni intra-vitreali: come ridurre al minimo i rischi intra e post operatori

Le iniezioni intravitreali sono diventate una procedura ormai di uso comune per contrastare soprattutto le maculopatie, ma anche per combattere papilliti in fase acuta, neuropatie ottiche ischemiche nelle prime fasi e, nei diabetici, per contrastare la malattia retinica indotta da questa patologia oltre che per ridurre anche il rischio emorragico in patologie che inducono emovitreo.

In realtà, tuttora, non sono ancora perfettamente conosciuti i meccanismi biologici di azione dei farmaci anti-VEGF, che sicuramente negli anni mostreranno le enormi potenzialità di queste sostanze che probabilmente rappresentano una delle più grandi scoperte farmacologiche dell’era della medicina moderna. Quindi la procedura in sé non si presenta come priva di rischi.

Oggi negli USA si eseguono circa 6 milioni di iniezioni intravitreali; ma il numero è destinato a crescere, visto l’aumento delle maculopatie e delle patologie retiniche che, secondo studi epidemiologici, nei prossimi decenni subiranno un aumento del 50%. Si prevede che nel 2050 i soli malati di maculopatia legata all’età dovrebbero arrivare a 3 milioni solo in Italia.

parametro importante: pressione oculare

Prima di eseguire un’iniezione è assolutamente necessario valutare la pressione intra-oculare. L’aggiunta del farmaco nel vitreo può infatti causare aumenti pressori fra i 40 e i 50 mmHg; clinicamente ciò si manifesta con un temporaneo abbuiamento visivo della durata di alcuni minuti, fino a dolori sovraorbitali. Allo scopo di ridurre questo rischio e pur valutando attentamente questo importantissimo parametro, nella mia metodologia di intervento sono solito utilizzare preventivamente una compressa di diamox la sera prima dell’intervento, e alcune ore prima la mattina dell’intervento; come fanno solitamente molti colleghi americani.

Detto questo, per salvaguardare completamente la buona riuscita dell’intervento, consiglio l’uso di colliri anti-glaucoma per almeno tre giorni dopo il trattamento, oltre all’uso di antibiotici locali e per via generale per una settimana.

Personalmente, da tre giorni prima dell’iniezione prescrivo antibiotici per collirio 4 volte al giorno.

Il collirio antiglaucomatoso usato è un’associazione fra brimonidina e timololo; tuttavia in circa il 10% dei casi trattati, se l’aumento pressorio è particolarmente elevato, con dolore e perdita della vista, uso un bisturi da 15° per effettuare una paracentesi; ciò consente la fuoriuscita di umor acqueo con conseguente calo pressorio immediato.

metodologia di intervento

Dal lato pratico il paziente va tranquillizzato, magari ricorrendo a blandi tranquillanti per via sublinguale e le procedure da eseguire sono le seguenti:

  • utilizzo di maschera facciale sterile monouso per garantire la massima antisepsi del campo operatorio;
  • anestesia topica;
  • antisepsi topica con povidone iodine sulla palpebra e nel sacco congiuntivale per almeno 30 secondi lavando con fisiologica sterile per il bruciore che il composto iodato alcolico può dare;
  • blefarostato per dilatare le palpebre opponendosi alla naturale contrazione in modo da poter ben visualizzare la zona di intervento;
  • utilizzando aghi da 30/31 gouge (molto sottili) iniezione del liquido a 3,5mm se il paziente è già stato operato di cataratta (pseudofachico) e a 4 mm nei soggetti fachici (con cristallino);
  • l’iniezione deve essere lenta per evitare aumenti pressori acuti;Qualcuno contesta l’iniezione bilaterale per il rischio di endoftalmiti, ma bisogna anche chiedersi se la procedura di intervento è stata fatta con il massimo rispetto delle condizioni igieniche, (materiali sterili monouso, disinfezione di strumenti e campo operatorio oltre che interventi opportuni sul paziente) Determinante in questa ottica l’uso di una maschera facciale antecedente a tutte le procedure che garantisca la perfetta sterilità.

    iniezione intravitreale

Comportamenti igienici dei pazienti

A mio avviso le endoftalmiti sono causate dalla scarsa attenzione alle condizioni igieniche nei comportamenti quotidiani dei pazienti che spesso considerano gli interventi oculistici, dalla cataratta in poi, come se nulla fosse.

In alcuni casi di endoftalmiti che ho avuto occasione di visitare provenienti da centri chirurgici ospedalieri; una paziente ha ammesso che il giorno dell’intervento era andata nel pollaio per ripulire lo sterco delle galline, che usava come fertilizzante biologico, ma che è uno dei terreni di coltura batterica più devastanti contenendo dallo stafilococco aureo, fino agli enterococchi.

Un secondo paziente che già avevo notato con le mani profondamente sporche lavorando in ferrovia e al quale mi ero vivamente raccomandato di non toccarsi gli occhi, li aveva invece sfregati abbondantemente riuscendo a trasformare un occhio perfetto in una endoftalmite purulenta in soli tre giorni.

In realtà in alcuni casi più che di endoftalmite batterica si trattava di forma infiammatoria chimica come se l’occhio avesse sviluppato un’allergia verso il farmaco iniettato; in questi casi se il vitreo è torbido ma non purulento può bastare anche una sottocongiuntivale di farmaci steroidei con schiarimento visivo in pochi giorni

Un punto di vista “personale”

La verità è purtroppo che ai medici vengono oggi imputate complicanze che dipendono molto spesso da pazienti che hanno comportamenti inadeguati. Alcuni pazienti, piuttosto lenti nel presentarsi ai controlli periodici post-intervento, sono invece alquanto solleciti a rivolgersi agli avvocati!

Per concludere simpaticamente, la domanda che più spesso mi sento rivolgere quando la disgrazia è capitata a qualche collega è; “ma quanto vale il mio occhio in termini economici?”… a uno che mi chiedeva questo ho risposto: “Più o meno quanto il valore dei suoi tatuaggi”, e lui: “solo 15.000 euro?”….


11/Apr/2019

Circa una persona su tre è affetta da cheratocono. Si tratta di una malattia della cornea, che progredisce nel tempo, fino a procurare danni irreversibili. La membrana in questione tende ad assottigliarsi sempre di più e questo fa sì che assuma, appunto, la nota forma a cono. Nella maggior parte dei casi tale patologia colpisce entrambi gli occhi e, se non curata in tempo, può portare alla perdita completa della vista. La cornea si allunga verso l’esterno, curvando in maniera importante, fino a permettere la creazione della forma in esame. Le cause del cheratocono sono spesso legate a fattori genetici o a disfunzioni ormonali.
Ma quali sono i sintomi della malattia? E le possibili cure? Analizziamo i dettagli.

Sintomatologia

La difficoltà nella diagnosi consiste nella iniziale assenza di sintomi. Il cheratocono, infatti, è caratterizzato da comuni difetti refrattivi, come astigmatismo e miopia. Questi però, non trovano soluzione nei classici correttivi prescritti, poiché le lenti a contatto, così come gli occhiali da vista, non apportano significativi benefici al paziente. Occorre, ovviamente, sottolineare che non per forza chi è affetto da miopia o astigmatismo sviluppa la patologia del cheratocono, poiché questo va diagnosticato caso per caso. Lo specialista, attraverso esami specifici, quali la misurazione di curvatura e spessore della cornea e la topografia corneale, è in grado oggi di stabilire con esattezza la presenza del disturbo. Solo in questo caso sarà possibile vagliare le varie soluzioni offerte dalla medicina di settore.

La cura

Oltre ai semplici casi che è possibile tenere sotto controllo attraverso prescrizioni non invasive come, ad esempio, le lenti a contatto, esistono situazioni in cui il difetto di presenta in maniera decisamente più accentuata. In queste circostanze è consigliabile applicare una tecnica di recente ideazione, denominata cross linking. La metodica in questione prevede l’impiego di un collirio fotosensibile che reagisce ai raggi ultravioletti, provocando un forte legame nelle fibre di collagene. Tale risultato comporta un irrigidimento della cornea, che acquista una robustezza in grado di fronteggiare lo sfiancamento. È considerato l’unico metodo realmente efficace per bloccare l’avanzamento del cheratocono e dei suoi effetti dannosi. L’intervento può essere eseguito in day surgery e gli effetti risultano maggiormente apprezzabili nel giro di qualche tempo dall’operazione. Per una visita specialistica rivolgiti allo studio del Dottor Carmine Ciccarini, che da anni opera con successo nel settore oculistico. Clicca qui per prendere un contatto immediato.


11/Apr/2019

La maculopatia è un particolare tipo di distrofia della retina. Esistono diverse classificazioni in materia ed una delle forme più diffuse di maculopatia e quella provocata da clorochina. Si tratta di un farmaco impiegato nella cura di alcune patologie croniche. Proprio tale cronicità fa sì che la somministrazione dei medicinali si protragga per un periodo significativamente lungo. Tra gli effetti collaterali di queste cure si possono annoverare danni alla vista. La gravità di questi dipende da una serie variabile di fattori, calibrati sulla lunghezza del periodo in cui si è fatto uso dei farmaci in questione. Scopriamo quali sono i passaggi fondamentali per evitare di subire danni irreversibili.

L’importanza della diagnosi

Una diagnosi tempestiva ed esatta può rivelarsi la soluzione perfetta. La maculopatia da clorochina ha una causa ben precisa, individuabile in maniera agevole con l’aiuto di uno specialista del settore. Il tempo rappresenta un fattore fondamentale nel processo di guarigione, tale da determinare la buona riuscita o il fallimento della terapia. Attraverso una diagnosi corretta sarà possibile, nella maggior parte dei casi, eliminare il problema alla radice. Basterà, infatti, interrompere l’assunzione del farmaco incriminato, evitando così una progressiva degenerazione della patologia. In quest’ottica, a chi deve sottoporsi ad una terapia a base di clorochina, è sempre consigliata una preliminare visita oculistica, insieme a specifici esami in materia. In tal modo sarà possibile stabilire un danno all’apparato visivo molto tempo prima che si manifestino i primi sintomi della maculopatia da clorochina.

Terapia

Come già anticipato, la più efficace delle cure consiste nell’interruzione immediata del farmaco che ha causato la maculopatia. Generalmente, attraverso una diagnosi tempestiva ed in presenza di danni di lieve entità, tale suggerimento può risultare sufficiente per arginare il problema ed il rischio di peggioramento.
Si è detto, però, che la maculopatia è spesso asintomatica e questo porta a pensare che ci si avveda della malattia solo in stadio avanzato. In tal caso, il deficit visivo funzionale si è già verificato e allo specialista non resta che agire per stabilizzare la situazione ed evitare ulteriori peggioramenti. L’unica certezza riguarda la necessità di affidarsi ad un medico esperto, in possesso delle conoscenze fondamentali per assicurare il raggiungimento del miglior risultato possibile.
La specializzazione in materia fa del Dottor Carmine Ciccarini la persona giusta a cui rivolgersi in caso di bisogno. Nella sezione contatti puoi trovare indirizzi utili e numeri telefonici per richiedere consulenze ed appuntamenti.


11/Apr/2019

Sono davvero tante le persone affette da glaucoma. Si tratta di una patologia che comporta l’aumento di pressione all’interno dell’occhio. Quando questo accade, si giunge ad una più o meno grave compromissione del nervo ottico, il cui danneggiamento può impedire al cervello di ricevere gli impulsi visivi della retina. Una diagnosi precoce si rivela essenziale, perché permette di intervenire tempestivamente, individuando la terapia adatta a bloccare l’evoluzione della malattia. In caso contrario, il paziente potrebbe addirittura perdere la vista. La problematica più importante del glaucoma è, però, legata ai suoi sintomi. Questo, infatti, si presenta come asintomatico, poiché ci si accorge del disturbo soltanto quando ormai si è in fase avanzata.

La diagnosi

Per quanto detto, una diagnosi precoce si rivela, a conti fatti, l’unica strada possibile per evitare gli spiacevoli risvolti della malattia. Perché questo risulti possibile è necessario non sottovalutare i controlli periodici dall’oculista. La patologia in esame può essere diagnosticata solo a seguito di una visita completa ed approfondita, che possa verificare lo stato della pressione intraoculare, del nervo ottico e del campo visivo del paziente. Esistono, poi, dei fattori di rischio, che aumentano la predisposizione del soggetto al glaucoma. Si fa riferimento a malattie come il diabete, l’ipertensione oculare e l’assunzione massiva di farmaci a base di cortisone. Uno specialista del settore sarà in grado di riconoscere i segnali d’allarme ed intervenire in maniera efficace, scongiurando i rischi peggiori per la salute psicofisica del paziente.

I rimedi

Nelle prime fasi del disturbo si è soliti ricorrere a compresse e colliri, in grado di tenere sotto controllo la malattia. A questi si aggiunge la prescrizione di periodiche visite specialistiche, volte a verificare eventuali peggioramenti ed a modificare, in caso di bisogno, la cura somministrata. Con una situazione di maggiore gravità, sarà opportuno sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico al laser, nel tentativo di preservare, almeno parzialmente, le funzionalità visive. Negli ultimi anni si è sviluppata una tecnica assolutamente innovativa, pensata e predisposta per alcune forme di glaucoma. Nel caso in cui il soggetto non risponda alle classiche cure, sarà possibile intervenire con questo particolare raggio laser in grado di riattivare i canali ostruiti, favorendo il deflusso dell’umore acqueo che caratterizza il glaucoma.
Il tutto può essere svolto in maniera ambulatoriale e senza alcun tipo di cicatrice per il paziente.
Per ogni ulteriore chiarimento affidati al Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato nel settore.
Visita la sezione dedicata al glaucoma.


11/Apr/2019

Con l’espressione patologie della retina, conosciute anche con il nome di retinopatie, si fa riferimento all’insieme disturbi che interessano lo strato più interno del bulbo oculare detto, appunto, retina.
Questa riceve gli stimoli della luce e, attraverso il nervo ottico, li trasmette al cervello, che traduce le radiazioni luminose in immagini. Esistono diversi tipi di patologie della retina e alcune di queste possono essere rare e gravi, causando addirittura la perdita della vista. In ragione di tale terribile risvolto, è necessario tenere sotto controllo i propri occhi, attraverso periodici controlli, che permettono allo specialista di accertare in maniera cadenzata lo stato della retina e della vista in generale. Vediamo nel dettaglio quali sono le retinopatie maggiormente pericolose.

Distacco della retina

Il distacco della retina si manifesta quando tale membrana si stacca dal cosiddetto coroide, tessuto sottostante al quale la retina è saldamente ancorata. Si tratta di una vera e propria emergenza, perché impone un trattamento pressoché immediato, che combatta il rischio di una perdita permanente della vista. Lo specialista dovrà procedere con un intervento chirurgico il cui esito non è sempre sicuro, poiché tutto dipende dalla gravità della lesione.

Atrofia girata della retina

L’atrofia girata è una tra le più rare distrofie della retina, che viene irrimediabilmente danneggiata dalla patologia in esame. I sintomi si presentano generalmente già in tenera età ed evolvono fino a diventare irreversibili. Si inizia con semplici disturbi relativi al campo visivo e si giunge, da ultimo, alla cecità. Esistono dei trattamenti medici ideati per contrastare tale rara malattia, ma è doveroso sottolineare che non sempre tali rimedi si dimostrano efficaci.

Maculopatia

La maculopatia è una patologia che colpisce la parte centrale della retina, detta macula. Tale degenerazione fa sì che il paziente presenti una progressiva perdita della visione centrale, che raggiunge uno stadio sempre più avanzato, nonostante non si arrivi alla totale cecità. Inizialmente, si presenta come disturbo asintomatico, soprattutto se ad essere interessato è un solo occhio. Pur esistendo diverse forme, le più diffuse sono legate all’età del soggetto o a patologie importanti come il diabete. Nei casi più gravi si consiglia un intervento chirurgico di vitrectomia. Queste sono solo alcune delle retinopatie attualmente classificabili.
Per conoscere maggiori informazioni sull’argomento affidati alla professionalità del Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato. Nel sito internet puoi trovare tutti i modi per richiedere una consulenza.


11/Apr/2019

Tra i disturbi della vista maggiormente diffusi è possibile annoverare lo strabismo. Si tratta di un difetto del sistema visivo che comporta l’orientamento degli occhi in direzioni diverse. Nella maggior parte dei casi il disturbo si manifesta in tenera età, colpendo bambini molto piccoli. In questo caso è consigliabile un intervento tempestivo, mirato a risolvere il problema del tutto o, in alternativa, a limitarne gli effetti negativi. L’errore che commettono in tanti è quello di pensare allo strabismo come un solo e semplice difetto estetico.La verità è, invece, totalmente diversa, poiché il disturbo maggiore interessa proprio la funzione visiva. Un’azione immediata può evitare che il fenomeno diventi irrimediabilmente definitivo.

I segnali

Riconoscere un disturbo, soprattutto se ad esserne interessato è un bambino, risulta sempre un compito difficile. I genitori, infatti, devono prestare particolare attenzione ai segnali del proprio piccolo, che non sempre riesce ad esprimere i disagi. In molti casi, lo strabismo è facilmente riconoscibile, perché si può notare uno scorretto allineamento degli occhi da parte del neonato. È possibile, però, che si tratti di un cosiddetto microstrabismo ed in questo caso occorre cogliere diversi e meno evidenti indizi. Si può fare caso, ad esempio, ad un lieve movimento della testa, accompagnato da una parziale chiusura degli occhi, movimenti che il bambino compie nel tentativo di compensare il problema alla vista. Se ci si accorge di uno di questi piccoli campanelli d’allarme è fondamentale prenotare immediatamente la visita da uno specialista.

Terapia

Se il difetto in questione è di lieve entità, non si rende necessario alcun intervento, poiché potrebbe scomparire con il passare del tempo. In caso contrario, invece, esistono terapie calibrate alla gravità del disturbo visivo da trattare. Si parte con alcuni esercizi oculari, seguiti dalla prescrizione di un semplice acquisto, come quello relativo ad un paio occhiali da vista o lenti a contatto. Qualora anche tali rimedi poco invasivi non dovessero sortire l’effetto desiderato, si renderà indispensabile un intervento chirurgico, che avrà il compito di correggere lo strabismo. Si tratta di un’operazione di restringimento ed allentamento dei muscoli oculari, che solitamente si esegue in day surgery con anestesia generale.
Per conoscere ulteriori informazioni rivolgiti allo studio oculistico del Dottor Carmine Ciccarini, specializzato in materia. Clicca qui e prenota un appuntamento.


11/Apr/2019

Il laser ad eccimeri è uno strumento utilizzato nella cosiddetta chirurgia refrattiva. Attraverso tale laser è possibile correggere i difetti della vista, che affliggono milioni di persone in tutto il mondo. È considerata una tecnica particolarmente efficace e quasi del tutto priva di controindicazioni, tanto che ogni anno il numero di persone che decide di sottoporsi a tale intervento è sempre più alto. Il laser ad eccimeri è considerato la miglior soluzione per disturbi della vista come miopia, astigmatismo ed ipermetropia. Ma come fa tale strumento a rivelarsi così efficace? Scopriamo nel dettaglio cosa può fare.

Informazioni tecniche

La chirurgia refrattiva che si serve del laser ad eccimeri è in grado di agire direttamente sulla superficie corneale. Questa viene modellata, fino a modificarne la curvatura. Tutto ciò è possibile grazie alla capacità del laser di rimuovere con precisione assoluta minuscole porzioni di tessuto. È proprio grazie alla rimodellazione della curvatura corneale che si può permettere al paziente di eliminare lenti a contatto ed occhiali da vista. La zona visiva considerata sede della messa a fuoco viene modificata in modo mirato ed assolutamente personale e specifico. Infatti, la cornea verrà rimodellata attraverso un trattamento che terrà conto delle peculiarità del singolo individuo, nella totale eliminazione dei procedimenti standardizzati. Occorre inoltre ricordare che l’intero intervento di chirurgia refrattiva verrà posto in essere senza alcun danno collaterale per le zone adiacenti a quella trattata.

La professionalità

Perché il procedimento appena descritto porti ad un risultato positivo e soddisfacente, è necessario affidarsi a professionisti del settore. Va ribadita, infatti, la necessità di consultare un oculista specializzato, che segua il paziente passo dopo passo, consigliandolo nel migliore dei modi. Al termine di attenti esami e valutazioni, il medico in questione potrà verificare l’idoneità del soggetto a sottoporsi alla correzione del disturbo tramite laser ad eccimeri. Il paziente verrà informato sui particolari dell’intervento e saprà di poter contare sulla professionalità di uno specialista che ha seguito l’intero iter diagnostico.
Il Dottor Carmine Ciccarini è un oculista specializzato, che si occupa di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri dal 1999. Il Dottore effettua gli interventi presso il proprio centro di microchirurgia. Per prendere contatto con lo studio Ciccarini visita il sito internet o scrivi all’indirizzo mail carmineciccarini@libero.it


11/Apr/2019

Con il termine ipermetropia si fa riferimento al disturbo della vista che affligge chi riesce a mettere chiaramente a fuoco gli oggetti lontani, ma fatica ad avere una visione nitida di ciò che ha vicino. Chi soffre di ipermetropia non ha, dunque, alcun tipo di problema nel guardare a lunga distanza, come invece succede a chi è affetto da miopia. Anche questo difetto oculistico, però, esattamente come il suo opposto, va corretto. In alcuni casi, infatti, soprattutto se il difetto appare di lieve entità, si è portati ad attuare il cosiddetto meccanismo di accomodazione, in base al quale l’occhio riesce a porre rimedio al problema, correggendo naturalmente la visione. Ciò comporta, però, un continuo sforzo della vista, un affaticamento maggiore agli occhi e un prevedibile peggioramento dell’ipermetropia.

Le cause

L’ipermetropia è generalmente causata da fattori genetici ed ereditari. È stato dimostrato che i soggetti che soffrono di tale patologia visiva presentano una cornea con leggera curvata ed un occhio più corto rispetto alla media. Il vizio della vista può anche essere causato dal mal funzionamento del noto meccanismo di accomodazione, che non svolge correttamente il suo dovere. A tal proposito si sottolinea che tutti i bambini, appena nati, sono affetti da ipermetropia. In questo caso però, una correzione potrebbe rivelarsi sbagliata, poiché sarà la crescita a ridurre il difetto, fino a farlo scomparire.

La correzione

Nonostante non esista alcuna cura, in grado di eliminare completamente il difetto visivo, al paziente vengono proposti diversi metodi correttivi altamente efficaci. Il primo fra tutti è rappresentato dagli occhiali da vista, in grado di assicurare una visione ottimale a qualunque distanza. Per chi, invece, non è abituato agli occhiali e non vuole farlo, si suggerisce l’acquisto di lenti a contatto sferiche, ugualmente efficaci. In ultima ipotesi, qualora nessuno dei due metodi soddisfi completamente chi è affetto da ipermetropia, non resta che affidarsi alla chirurgia refrattiva. Il laser ad eccimeri impiegato è estremamente efficace e permette allo specialista di intervenire in totale sicurezza per il paziente. Questo potrà sin da subito beneficiare dei risultati, senza avere alcun tipo di effetto collaterale.
Se soffri di ipermetropia affidati al dottor Carmine Ciccarini oculista specializzato, che da anni si occupa di disturbi di questo genere. Consulta il sito per informazioni e contatti.


11/Apr/2019

La miopia è un difetto di rifrazione che dà luogo ad un disturbo della vista molto diffuso. A causa della miopia, tutto ciò che si osserva ad una certa distanza appare sfocato e la persona che ne è affetta può notare un miglioramento visivo solo riducendo lo spazio e, dunque, avvicinandosi all’oggetto osservato. Si tratta di un difetto della vista davvero frequente, che affligge nel mondo milioni di persone. Molte di queste, per risolvere questo fastidio, decidono di ricorrere a degli strumenti o terapie in grado di ovviare al problema. Gli occhiali da vista sono il principale correttore della miopia, insieme alle lenti a contatto. In alcuni particolari casi però, soprattutto quando il difetto è molto elevato, si può decidere, di comune accordo con il proprio medico, di sottoporsi alla tecnica correttiva del laser.

La tecnica

La correzione chirurgica della miopia viene praticata attraverso il cosiddetto laser ad eccimeri. Si tratta di una strumentazione sicura ed efficace a cui si sottopongono, come anticipato, i pazienti affetti da miopia di grado particolarmente elevato. La superficie della cornea viene trattata con estrema precisione, per eliminare o ridurre il difetto. In questo modo è possibile modificare la zona ottica, intervenendo, ad esempio, sulla curvatura corneale, una delle cause della miopia. Detto laser produce una sorta di vaporizzazione del tessuto trattato, così da consentire un’estrema precisione nell’asportazione dello stesso, senza danni per la zona circostante.

I vantaggi

La tecnica del laser ad eccimeri è, ormai, da molti anni estremamente utilizzata. La prima ragione di tale massiccio impiego risiede nella quasi totale assenza di complicazioni durante l’intervento, che rendono la pratica adatta a tutti. Con il laser ad eccimeri è possibile eliminare o ridurre in misura considerevole il difetto della miopia, assicurando al paziente, nella gran parte di casi, il vantaggio di non dover più ricorrere ad occhiali da vista o lenti a contatto correttive. È bene sottolineare anche la velocità del trattamento in questione e l’assenza di eventuali microtraumi delle zone prossime a quelle trattate. Perché tutto ciò risulti possibile è fondamentale che il miope si rivolga e si affidi ad uno specialista del settore, una persona competente e preparata, che operi in centri altamente specializzati.
È questo il caso del Dottor Carmine Ciccarini, che da vent’anni esegue interventi di correzione della miopia con il laser ad eccimeri. Contatta il suo studio e fissa immediatamente la tua visita di controllo.


11/Apr/2019

Il nervo ottico, fondamentale parte del sistema nervosi centrale, collega il bulbo oculare direttamente al cervello. È grazie a questo che risulta possibile trasformare gli impulsi ricevuti della retina, di cui è naturale prolungamento, in percezione e, dunque, visione. Le patologie che affliggono il nervo ottico sono molte.
Una delle più gravi è, senza dubbio, la cosiddetta atrofia del nervo ottico. Questa può essere definita come la morte dei tessuti nervosi, incaricati di trasformare in immagini le stimolazioni registrate dall’occhio.
Si tratta di un danno neuronale in grado di provocare un oscuramento della vista, comportando un danno irreversibile. Le nuove prospettive terapeutiche in materia stanno riscuotendo un enorme successo, tanto da riattivare la speranza di un miglioramento per alcune particolari condizioni.

Cause e sintomi

Le cause dell’atrofia del nervo ottico possono essere molte. Tra queste, la più comune è sicuramente quella relativa ad uno scorretto apporto di sangue, tale da generare un processo ischemico. Questa particolare causa è facilmente riscontrabile in persone che hanno superato una certa soglia di età. A tal proposito si ricorda che lo stesso glaucoma, malattia dell’occhio molto comune, può provocare l’atrofia. Inoltre, qualsiasi tipo di evento imprevisto, come, ad esempio, un trauma dovuto ad un urto o un accidentale contatto con sostanze tossiche può comportare la medesima spiacevole conseguenza.

Le moderne prospettive

Da sempre, si dice che il danno da atrofia del nervo ottico sia irreversibile. Per questo motivo è essenziale un intervento tempestivo, che ponga rimedio alla malattia di base, così da eliminare o limitare eventuali danni. L’aiuto di esperti del settore, insieme a dei regolari controlli, possono, dunque, rivelarsi fondamentali. Le nuove tecniche sperimentate, però, forniscono dati sostanzialmente positivi. Esistono, infatti, dei farmaci in grado di eliminare alcune sostanze responsabili della progressiva atrofia del nervo.
Alcuni recenti studi hanno dimostrato che, dopo mesi di trattamento, alcuni dei pazienti sottoposti a terapia presentano incoraggianti miglioramenti. La somministrazione, inoltre, presenta effetti collaterali lievi o, addirittura, assenti. Sono notizie che fanno ben sperare, perché aprono la strada a nuove prospettive terapeutiche che potranno migliorare l’approccio della medicina a tale particolare affezione.
Per saperne di più sull’argomento, rivolgiti al Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato in numerose patologie dell’occhio.



Dr. Carmine Ciccarini

STUDIO DI PERUGIA:
Centro Diagnostico Laser Via M. Magnini 18
Tel. 075 5007094 – Tel. 339 2248541

STUDIO DI CHIUSI (In provincia di Siena):
Via G.Mameli, 102
Tel. 0578 226970 - Tel. 335 8060459

P. Iva : 02169660541
carmineciccarini@libero.it

Seguici