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17/Set/2019

Da: “Wealth Planet Magazine” – Luglio 2019

“Maculopatie in generale e malattie rare dell’apparato visivo più in dettaglio sono le specializzazioni del chirurgo oftalmologo” 

Il dott. Carmine Ciccarini si laurea in medicina e chirurgia nel 1983 con una tesi sui “potenziali evocati visivi” con il dipartimento di scienze neuroftalmologiche della Mount Sinai School di New York diretta dal prof. Bodis Wolner. In seguito si specializza in oftalmologia presso l’università di Parma. Frequenta corsi di aggiornamento presso l’Hospital Edouard Herriot di Lione e presso gli ospedali di Nantes e Brest.

Dal 1985 comincia una stretta relazione professionale con il dott. Forlini di Ravenna esperto di livello mondiale sulla tecnica della vitrectomia; nel 1987 ad Anversa segue un corso di vitrectomia con il prof. Zivojinovic. Negli anni ‘90 si stabilisce alla John Hopkins School di Baltimora per specializzarsi sulle malattie genetiche.

Tra i suoi interessi spiccano gli argomenti relativi alle terapie mininvasive con i laser; segue corsi di aggiornamento presso l’Ospedale Oftalmico di Roma sotto la direzione del prof. Bruno Lumbroso ed in seguito continua nel suo perfezionamento dai proff. Coscas e Soubanne di Parigi.

Dalla fine degli anni ’90 inizia ad eseguire interventi con laser ad eccimeri per la correzione di miopia, ipermetropia e astigmatismo.

Ad oggi ha effettuato oltre 8.000 interventi con tale tecnica e circa 10.000 interventi tra chirurgia della cataratta, del vitreo e dello strabismo, in Italia e all’estero.

Il dott. Ciccarini, oggi è considerato uno dei migliori oculisti specializzati del panorama nazionale, soprattutto in relazione alla cura di patologie rare e poco conosciute: “Quando ci si trova di fronte a malattie a cui normalmente i medici rispondono “non c’è nulla da fare” bisogna attuare una strategia che, anche se non ancora del tutto validata, possa consentire di dare una possibilità ai pazienti. Questo perché ogni anno decine di migliaia di pazienti perdono la vista e, con i modelli clinico/terapeutici attuali, prima che la terapia genica diventi una soluzione di massa, occorreranno decenni; allo stato attuale infatti la maggior parte dei pazienti riscontra enormi difficoltà ad accedervi.”

Come spiega il dott. Ciccarini solo pochi geni sono stati scoperti su malattie che hanno come causa decine se non centinaia di mutazioni genetiche. Sarebbe utile certamente una sburocratizzazione del sistema e permettere che, in determinate situazioni, si possano utilizzare terapie sperimentali, ancora considerate “estreme” ma che comunque abbiano potenzialità di successo, sempre procedendo attraverso la corretta informazione e l’acquisizione del consenso da parte del paziente.

L’UTILIZZO DEL NGF

L’ NGF è un farmaco, ma il suo impiego è limitato ancora a casi molto limitati e utilizzato solo in pochi centri autorizzati, quindi non accessibile alla grande quantità dei pazienti che ne potrebbero trarre effettivo beneficio.

Il dott. Ciccarini si è più volte espresso come questo farmaco possa essere molto utile per le patologie retiniche e del nervo ottico, anche se al momento viene utilizzato solo per l’uso corneale. Così come per le cellule staminali il dottore è convinto che la strada da percorrere sia quella delle cellule del cordone ombelicale, molto più sicure delle embrionali, mediante tecnica intravitreale per essere inoculate sia nel vitreo che per via sottoretinica.

SINDROME DELL’OCCHIO SECCO

La sindrome dell’occhio secco oggi colpisce circa il 50% dei soggetti tra i 50 e i 60 anni, anche se con quadri clinici differenti. Le cause, specie nelle donne, sono legate ad alterazioni ormonali come la menopausa, ma anche all’uso sconsiderato di cellulari e terminali.

Oggi fra lavoro e uso personale l’utilizzo di apparecchiature elettroniche è di 8/10 h al giorno, e, come ribadito spesso dal dott. Ciccarini, questi strumenti, alterando l’ammiccamento oculare, provocano un’eccessiva evaporazione del film lacrimale. Altre cause sono l’uso dei condizionatori, l’aria che certamente non ha più la qualità di qualche decennio fa, l’utilizzo eccessivo di lenti a contatto e, in secondo ordine, anche molte malattie autoimmuni quali la tiroidite, l’artrite reumatoide, il morbo di Crohn e molte altre immunopatie.

L’unica terapia realmente utile è l’utilizzo del laser pulsato che è tra l’altro indolore e privo di effetti  collaterali. Ogni trattamento dura circa 20 minuti. Il calore emesso dal laser tramite diodi a bassa potenza che emettono un calore mirato il quale permette di sciogliere la secrezione grassa delle ghiandole di Meibomio che unendosi alla componente acquosa delle lacrime la rende più stabile e protettiva per l’occhio togliendo quel senso di secchezza oculare.

Il procedimento terapeutico utilizzato consiste inizialmente nel coprire con una mascherina in plastica gli occhi del paziente ed eseguire 5 pulsazioni della durata di pochi secondi sulla palpebra inferiore. Questa è la fase preparatoria; in seguito si applica una maschera facciale che collegata ad un computer dedicato produce un calore regolato anche in base alla pigmentazione della pelle del paziente ed è in grado di agire appunto sulle ghiandole di Meibomio sia della palpebra superiore che di quella inferiore. Io ripeto il trattamento una volta alla settimana per tre o quattro sedute. L’efficacia è superiore all’ 80%.

LE PATOLOGIE IN INCREMENTO

Tra queste senza dubbio la neuropatia ottica ischemica è oggi un evento molto più comune così come si assiste ad un aumento delle maculopatie che colpiscono un numero impressionante di persone. Nella neuropatia ottica ischemica ci si limita a somministrare cortisonici ed antitrombotici purtroppo con scarsissimi risultati.

Nessuno ricorre invece agli anticorpi monoclonali anche quando il nervo ottico è in edema evidente, così come pochissimi utilizzano la dopamina che è l’unico neuro mediatore capace di far funzionare le cellule ganglionari.

Per le maculopatie secche il quadro poi è ancora più scoraggiante. Secondo le indicazioni del dott. Ciccarini per eliminare i depositi di lipofuscina o drusen non bastano integratori ma c’è bisogno di  quello che fanno i neurochirurghi americani; ovvero utilizzare dosaggi elevati di acido lipoico, ridurre al minimo i livelli di colesterolo ed in alcuni casi utilizzare anticorpi monoclonali come nelle forme umide perché questi farmaci che valgono molto più di quanto si creda, hanno azione neuroprotettiva, bloccano la formazione dei neo- vasi che si possono formare fra le drusen ed hanno anche una certa capacità di rimuovere il materiale drusenoide.

Scarica l’articolo completo: “Botta e risposta con il Dott. Carmine Ciccarini”

Caro Carmine, la nostra redazione e i nostri lettori sono veramente onorati di poter vantare la tua disponibilità a far parte della nostra rivista. Non sfuggirà sicuramente alla sensibilità dei nostri lettori, il fatto che il tuo contributo di professionalità, operatività, idee ed esperienza hanno apportato nel mondo della medicina, nello specifico nel mondo della medicina oculistica e delle malattie rare, quei valori aggiunti indelebili. Per quanto sopra abbiamo ritenuto indispensabile la tua presenza nella nostra rubrica denominata “Botta e Risposta”, sicuri di far cosa gradita ai nostri lettori! Un saluto carissimo dalla redazione, augurandoti ancora migliori successi professionali e scientifici.


28/Mag/2019

L’ultima tecnologia in fatto di cura della sindrome dell’ occhio secco: laser pulsato

Oggi presso lo studio del dott. Carmine Ciccarini può essere effettuato anche questo trattamento specialistico innovativo

La sindrome dell’occhio secco è un’affezione che colpisce circa 400 milioni di persone nel mondo; le cause sono dovute, specie nelle donne, ad alterazioni ormonali dovute alla menopausa per la modificazione chimica che questa comporta a livello di composizione del film lacrimale.

Il 50% delle donne oltre i 50 anni ne soffre da forme moderate fino alla forma più drammatica chiamata sindrome di Sjogren dove le lesioni corneali arrivano alla cosiddetta “cheratopatia filamentosa” che comporta la formazione di ulcere corneali a filamento.

Altre cause sono le malattie autoimmuni dalla tiroidite di Hascimoto, al morbo di Chron, all’atrite reumatoide, alla LES (Lupus). Altri fattori sono l’uso eccessivo di lenti a contatto, l’inquinamento atmosferico, l’uso prolungato di terminali video. Effetto collaterale al trattamento con laser ad eccimeri.

Sintomi

La sindrome si manifesta con bruciore oculare, senso di corpo estraneo, annebbiamento visivo, lacrimazione riflessa secondaria legata alla minore capacità protettiva del film lacrimale per la cornea che sfocia in sindromi pseudo-allergiche e congiuntiviti batteriche recidivanti.

Terapia. Occhio secco: laser pulsato

Quando la terapia con sole lacrime artificiali si mostra inconsistente e la chiusura dei dotti lacrimali con plug non porta al miglioramento sperato occorre utilizzare il laser pulsato.

Il nuovo trattamento sulla causa e non sul sintomo dell’occhio secco; funziona veicolando sulle zone periorbitali  impulsi luminosi ad alta potenza che, del tutto innocui per l’occhio, generano calore. Lo “choc” termico riattiva la funzionalità delle ghiandole di Meibomio; queste riprendono così a produrre la componente grassa indispensabile per la corretta composizione del film lacrimale.

E’ stato infatti verificato da vari studi neurologici che l’emissione  porta ad una stimolazione dei neurotrasmettitori. Questi sollecitano le ghiandole di Meibomio a produrre, contraendosi, una maggiore secrezione; aumenta così il flusso lipidico naturale che riduce l’evaporazione delle lacrime e le rende protettive per la cornea

Il trattamento è del tutto indolore e privo di controindicazioni o rischi per il bulbo oculare. Il paziente percepisce soltanto un lieve calore che si può tradurre in un altrettanto lieve arrossamento della zona trattata.

Occhio secco: laser pulsato – Metodologia

La seduta si articola in due fasi:

  • nella prima dopo aver invitato il paziente a chiudere gli occhi ed aver applicato gli appositi occhialini protettivi, la zona peribulbare inferiore e la zona temporale vengono trattate con lare pulsato per pochi secondi
  • nella seconda fase si utilizza una apposita maschera a diodi emettitori di luce che, applicata sul viso per 15 minuti, sviluppa un calore terapeutico capace di fluidificare il secreto delle ghiandole di Meibomio; ciò consente di  riequilibrare il film lacrimale e renderlo meno soggetto all’evaporazione.

Occhio secco: laser pulsato. Seconda fase del trattamento

  • L’esame con il BUT (Break up time) a distanza di poche settimane dal trattamento evidenzia una maggiore stabilità delle lacrime che grazie alla pellicola lipidica generata con il trattamento evaporano meno e più lentamente.

 

 

 


12/Apr/2019

Iniezioni intra-vitreali: come ridurre al minimo i rischi intra e post operatori

Le iniezioni intravitreali sono diventate una procedura ormai di uso comune per contrastare soprattutto le maculopatie, ma anche per combattere papilliti in fase acuta, neuropatie ottiche ischemiche nelle prime fasi e, nei diabetici, per contrastare la malattia retinica indotta da questa patologia oltre che per ridurre anche il rischio emorragico in patologie che inducono emovitreo.

In realtà, tuttora, non sono ancora perfettamente conosciuti i meccanismi biologici di azione dei farmaci anti-VEGF, che sicuramente negli anni mostreranno le enormi potenzialità di queste sostanze che probabilmente rappresentano una delle più grandi scoperte farmacologiche dell’era della medicina moderna. Quindi la procedura in sé non si presenta come priva di rischi.

Oggi negli USA si eseguono circa 6 milioni di iniezioni intravitreali; ma il numero è destinato a crescere, visto l’aumento delle maculopatie e delle patologie retiniche che, secondo studi epidemiologici, nei prossimi decenni subiranno un aumento del 50%. Si prevede che nel 2050 i soli malati di maculopatia legata all’età dovrebbero arrivare a 3 milioni solo in Italia.

parametro importante: pressione oculare

Prima di eseguire un’iniezione è assolutamente necessario valutare la pressione intra-oculare. L’aggiunta del farmaco nel vitreo può infatti causare aumenti pressori fra i 40 e i 50 mmHg; clinicamente ciò si manifesta con un temporaneo abbuiamento visivo della durata di alcuni minuti, fino a dolori sovraorbitali. Allo scopo di ridurre questo rischio e pur valutando attentamente questo importantissimo parametro, nella mia metodologia di intervento sono solito utilizzare preventivamente una compressa di diamox la sera prima dell’intervento, e alcune ore prima la mattina dell’intervento; come fanno solitamente molti colleghi americani.

Detto questo, per salvaguardare completamente la buona riuscita dell’intervento, consiglio l’uso di colliri anti-glaucoma per almeno tre giorni dopo il trattamento, oltre all’uso di antibiotici locali e per via generale per una settimana.

Personalmente, da tre giorni prima dell’iniezione prescrivo antibiotici per collirio 4 volte al giorno.

Il collirio antiglaucomatoso usato è un’associazione fra brimonidina e timololo; tuttavia in circa il 10% dei casi trattati, se l’aumento pressorio è particolarmente elevato, con dolore e perdita della vista, uso un bisturi da 15° per effettuare una paracentesi; ciò consente la fuoriuscita di umor acqueo con conseguente calo pressorio immediato.

metodologia di intervento

Dal lato pratico il paziente va tranquillizzato, magari ricorrendo a blandi tranquillanti per via sublinguale e le procedure da eseguire sono le seguenti:

  • utilizzo di maschera facciale sterile monouso per garantire la massima antisepsi del campo operatorio;
  • anestesia topica;
  • antisepsi topica con povidone iodine sulla palpebra e nel sacco congiuntivale per almeno 30 secondi lavando con fisiologica sterile per il bruciore che il composto iodato alcolico può dare;
  • blefarostato per dilatare le palpebre opponendosi alla naturale contrazione in modo da poter ben visualizzare la zona di intervento;
  • utilizzando aghi da 30/31 gouge (molto sottili) iniezione del liquido a 3,5mm se il paziente è già stato operato di cataratta (pseudofachico) e a 4 mm nei soggetti fachici (con cristallino);
  • l’iniezione deve essere lenta per evitare aumenti pressori acuti;Qualcuno contesta l’iniezione bilaterale per il rischio di endoftalmiti, ma bisogna anche chiedersi se la procedura di intervento è stata fatta con il massimo rispetto delle condizioni igieniche, (materiali sterili monouso, disinfezione di strumenti e campo operatorio oltre che interventi opportuni sul paziente) Determinante in questa ottica l’uso di una maschera facciale antecedente a tutte le procedure che garantisca la perfetta sterilità.

    iniezione intravitreale

Comportamenti igienici dei pazienti

A mio avviso le endoftalmiti sono causate dalla scarsa attenzione alle condizioni igieniche nei comportamenti quotidiani dei pazienti che spesso considerano gli interventi oculistici, dalla cataratta in poi, come se nulla fosse.

In alcuni casi di endoftalmiti che ho avuto occasione di visitare provenienti da centri chirurgici ospedalieri; una paziente ha ammesso che il giorno dell’intervento era andata nel pollaio per ripulire lo sterco delle galline, che usava come fertilizzante biologico, ma che è uno dei terreni di coltura batterica più devastanti contenendo dallo stafilococco aureo, fino agli enterococchi.

Un secondo paziente che già avevo notato con le mani profondamente sporche lavorando in ferrovia e al quale mi ero vivamente raccomandato di non toccarsi gli occhi, li aveva invece sfregati abbondantemente riuscendo a trasformare un occhio perfetto in una endoftalmite purulenta in soli tre giorni.

In realtà in alcuni casi più che di endoftalmite batterica si trattava di forma infiammatoria chimica come se l’occhio avesse sviluppato un’allergia verso il farmaco iniettato; in questi casi se il vitreo è torbido ma non purulento può bastare anche una sottocongiuntivale di farmaci steroidei con schiarimento visivo in pochi giorni

Un punto di vista “personale”

La verità è purtroppo che ai medici vengono oggi imputate complicanze che dipendono molto spesso da pazienti che hanno comportamenti inadeguati. Alcuni pazienti, piuttosto lenti nel presentarsi ai controlli periodici post-intervento, sono invece alquanto solleciti a rivolgersi agli avvocati!

Per concludere simpaticamente, la domanda che più spesso mi sento rivolgere quando la disgrazia è capitata a qualche collega è; “ma quanto vale il mio occhio in termini economici?”… a uno che mi chiedeva questo ho risposto: “Più o meno quanto il valore dei suoi tatuaggi”, e lui: “solo 15.000 euro?”….


11/Apr/2019

Circa una persona su tre è affetta da cheratocono. Si tratta di una malattia della cornea, che progredisce nel tempo, fino a procurare danni irreversibili. La membrana in questione tende ad assottigliarsi sempre di più e questo fa sì che assuma, appunto, la nota forma a cono. Nella maggior parte dei casi tale patologia colpisce entrambi gli occhi e, se non curata in tempo, può portare alla perdita completa della vista. La cornea si allunga verso l’esterno, curvando in maniera importante, fino a permettere la creazione della forma in esame. Le cause del cheratocono sono spesso legate a fattori genetici o a disfunzioni ormonali.
Ma quali sono i sintomi della malattia? E le possibili cure? Analizziamo i dettagli.

Sintomatologia

La difficoltà nella diagnosi consiste nella iniziale assenza di sintomi. Il cheratocono, infatti, è caratterizzato da comuni difetti refrattivi, come astigmatismo e miopia. Questi però, non trovano soluzione nei classici correttivi prescritti, poiché le lenti a contatto, così come gli occhiali da vista, non apportano significativi benefici al paziente. Occorre, ovviamente, sottolineare che non per forza chi è affetto da miopia o astigmatismo sviluppa la patologia del cheratocono, poiché questo va diagnosticato caso per caso. Lo specialista, attraverso esami specifici, quali la misurazione di curvatura e spessore della cornea e la topografia corneale, è in grado oggi di stabilire con esattezza la presenza del disturbo. Solo in questo caso sarà possibile vagliare le varie soluzioni offerte dalla medicina di settore.

La cura

Oltre ai semplici casi che è possibile tenere sotto controllo attraverso prescrizioni non invasive come, ad esempio, le lenti a contatto, esistono situazioni in cui il difetto di presenta in maniera decisamente più accentuata. In queste circostanze è consigliabile applicare una tecnica di recente ideazione, denominata cross linking. La metodica in questione prevede l’impiego di un collirio fotosensibile che reagisce ai raggi ultravioletti, provocando un forte legame nelle fibre di collagene. Tale risultato comporta un irrigidimento della cornea, che acquista una robustezza in grado di fronteggiare lo sfiancamento. È considerato l’unico metodo realmente efficace per bloccare l’avanzamento del cheratocono e dei suoi effetti dannosi. L’intervento può essere eseguito in day surgery e gli effetti risultano maggiormente apprezzabili nel giro di qualche tempo dall’operazione. Per una visita specialistica rivolgiti allo studio del Dottor Carmine Ciccarini, che da anni opera con successo nel settore oculistico. Clicca qui per prendere un contatto immediato.


11/Apr/2019

La maculopatia è un particolare tipo di distrofia della retina. Esistono diverse classificazioni in materia ed una delle forme più diffuse di maculopatia e quella provocata da clorochina. Si tratta di un farmaco impiegato nella cura di alcune patologie croniche. Proprio tale cronicità fa sì che la somministrazione dei medicinali si protragga per un periodo significativamente lungo. Tra gli effetti collaterali di queste cure si possono annoverare danni alla vista. La gravità di questi dipende da una serie variabile di fattori, calibrati sulla lunghezza del periodo in cui si è fatto uso dei farmaci in questione. Scopriamo quali sono i passaggi fondamentali per evitare di subire danni irreversibili.

L’importanza della diagnosi

Una diagnosi tempestiva ed esatta può rivelarsi la soluzione perfetta. La maculopatia da clorochina ha una causa ben precisa, individuabile in maniera agevole con l’aiuto di uno specialista del settore. Il tempo rappresenta un fattore fondamentale nel processo di guarigione, tale da determinare la buona riuscita o il fallimento della terapia. Attraverso una diagnosi corretta sarà possibile, nella maggior parte dei casi, eliminare il problema alla radice. Basterà, infatti, interrompere l’assunzione del farmaco incriminato, evitando così una progressiva degenerazione della patologia. In quest’ottica, a chi deve sottoporsi ad una terapia a base di clorochina, è sempre consigliata una preliminare visita oculistica, insieme a specifici esami in materia. In tal modo sarà possibile stabilire un danno all’apparato visivo molto tempo prima che si manifestino i primi sintomi della maculopatia da clorochina.

Terapia

Come già anticipato, la più efficace delle cure consiste nell’interruzione immediata del farmaco che ha causato la maculopatia. Generalmente, attraverso una diagnosi tempestiva ed in presenza di danni di lieve entità, tale suggerimento può risultare sufficiente per arginare il problema ed il rischio di peggioramento.
Si è detto, però, che la maculopatia è spesso asintomatica e questo porta a pensare che ci si avveda della malattia solo in stadio avanzato. In tal caso, il deficit visivo funzionale si è già verificato e allo specialista non resta che agire per stabilizzare la situazione ed evitare ulteriori peggioramenti. L’unica certezza riguarda la necessità di affidarsi ad un medico esperto, in possesso delle conoscenze fondamentali per assicurare il raggiungimento del miglior risultato possibile.
La specializzazione in materia fa del Dottor Carmine Ciccarini la persona giusta a cui rivolgersi in caso di bisogno. Nella sezione contatti puoi trovare indirizzi utili e numeri telefonici per richiedere consulenze ed appuntamenti.


11/Apr/2019

Sono davvero tante le persone affette da glaucoma. Si tratta di una patologia che comporta l’aumento di pressione all’interno dell’occhio. Quando questo accade, si giunge ad una più o meno grave compromissione del nervo ottico, il cui danneggiamento può impedire al cervello di ricevere gli impulsi visivi della retina. Una diagnosi precoce si rivela essenziale, perché permette di intervenire tempestivamente, individuando la terapia adatta a bloccare l’evoluzione della malattia. In caso contrario, il paziente potrebbe addirittura perdere la vista. La problematica più importante del glaucoma è, però, legata ai suoi sintomi. Questo, infatti, si presenta come asintomatico, poiché ci si accorge del disturbo soltanto quando ormai si è in fase avanzata.

La diagnosi

Per quanto detto, una diagnosi precoce si rivela, a conti fatti, l’unica strada possibile per evitare gli spiacevoli risvolti della malattia. Perché questo risulti possibile è necessario non sottovalutare i controlli periodici dall’oculista. La patologia in esame può essere diagnosticata solo a seguito di una visita completa ed approfondita, che possa verificare lo stato della pressione intraoculare, del nervo ottico e del campo visivo del paziente. Esistono, poi, dei fattori di rischio, che aumentano la predisposizione del soggetto al glaucoma. Si fa riferimento a malattie come il diabete, l’ipertensione oculare e l’assunzione massiva di farmaci a base di cortisone. Uno specialista del settore sarà in grado di riconoscere i segnali d’allarme ed intervenire in maniera efficace, scongiurando i rischi peggiori per la salute psicofisica del paziente.

I rimedi

Nelle prime fasi del disturbo si è soliti ricorrere a compresse e colliri, in grado di tenere sotto controllo la malattia. A questi si aggiunge la prescrizione di periodiche visite specialistiche, volte a verificare eventuali peggioramenti ed a modificare, in caso di bisogno, la cura somministrata. Con una situazione di maggiore gravità, sarà opportuno sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico al laser, nel tentativo di preservare, almeno parzialmente, le funzionalità visive. Negli ultimi anni si è sviluppata una tecnica assolutamente innovativa, pensata e predisposta per alcune forme di glaucoma. Nel caso in cui il soggetto non risponda alle classiche cure, sarà possibile intervenire con questo particolare raggio laser in grado di riattivare i canali ostruiti, favorendo il deflusso dell’umore acqueo che caratterizza il glaucoma.
Il tutto può essere svolto in maniera ambulatoriale e senza alcun tipo di cicatrice per il paziente.
Per ogni ulteriore chiarimento affidati al Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato nel settore.
Visita la sezione dedicata al glaucoma.


11/Apr/2019

Con l’espressione patologie della retina, conosciute anche con il nome di retinopatie, si fa riferimento all’insieme disturbi che interessano lo strato più interno del bulbo oculare detto, appunto, retina.
Questa riceve gli stimoli della luce e, attraverso il nervo ottico, li trasmette al cervello, che traduce le radiazioni luminose in immagini. Esistono diversi tipi di patologie della retina e alcune di queste possono essere rare e gravi, causando addirittura la perdita della vista. In ragione di tale terribile risvolto, è necessario tenere sotto controllo i propri occhi, attraverso periodici controlli, che permettono allo specialista di accertare in maniera cadenzata lo stato della retina e della vista in generale. Vediamo nel dettaglio quali sono le retinopatie maggiormente pericolose.

Distacco della retina

Il distacco della retina si manifesta quando tale membrana si stacca dal cosiddetto coroide, tessuto sottostante al quale la retina è saldamente ancorata. Si tratta di una vera e propria emergenza, perché impone un trattamento pressoché immediato, che combatta il rischio di una perdita permanente della vista. Lo specialista dovrà procedere con un intervento chirurgico il cui esito non è sempre sicuro, poiché tutto dipende dalla gravità della lesione.

Atrofia girata della retina

L’atrofia girata è una tra le più rare distrofie della retina, che viene irrimediabilmente danneggiata dalla patologia in esame. I sintomi si presentano generalmente già in tenera età ed evolvono fino a diventare irreversibili. Si inizia con semplici disturbi relativi al campo visivo e si giunge, da ultimo, alla cecità. Esistono dei trattamenti medici ideati per contrastare tale rara malattia, ma è doveroso sottolineare che non sempre tali rimedi si dimostrano efficaci.

Maculopatia

La maculopatia è una patologia che colpisce la parte centrale della retina, detta macula. Tale degenerazione fa sì che il paziente presenti una progressiva perdita della visione centrale, che raggiunge uno stadio sempre più avanzato, nonostante non si arrivi alla totale cecità. Inizialmente, si presenta come disturbo asintomatico, soprattutto se ad essere interessato è un solo occhio. Pur esistendo diverse forme, le più diffuse sono legate all’età del soggetto o a patologie importanti come il diabete. Nei casi più gravi si consiglia un intervento chirurgico di vitrectomia. Queste sono solo alcune delle retinopatie attualmente classificabili.
Per conoscere maggiori informazioni sull’argomento affidati alla professionalità del Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato. Nel sito internet puoi trovare tutti i modi per richiedere una consulenza.

Anche il settimanale OGGI n.21 del 30/05/2019 ha dedicato un articolo al dott. Ciccarini:

Settimanale OGGI n.21 del 30/05/2019

Intervento di rimozione membrana epiretinica


11/Apr/2019

Tra i disturbi della vista maggiormente diffusi è possibile annoverare lo strabismo. Si tratta di un difetto del sistema visivo che comporta l’orientamento degli occhi in direzioni diverse. Nella maggior parte dei casi il disturbo si manifesta in tenera età, colpendo bambini molto piccoli. In questo caso è consigliabile un intervento tempestivo, mirato a risolvere il problema del tutto o, in alternativa, a limitarne gli effetti negativi. L’errore che commettono in tanti è quello di pensare allo strabismo come un solo e semplice difetto estetico.La verità è, invece, totalmente diversa, poiché il disturbo maggiore interessa proprio la funzione visiva. Un’azione immediata può evitare che il fenomeno diventi irrimediabilmente definitivo.

I segnali

Riconoscere un disturbo, soprattutto se ad esserne interessato è un bambino, risulta sempre un compito difficile. I genitori, infatti, devono prestare particolare attenzione ai segnali del proprio piccolo, che non sempre riesce ad esprimere i disagi. In molti casi, lo strabismo è facilmente riconoscibile, perché si può notare uno scorretto allineamento degli occhi da parte del neonato. È possibile, però, che si tratti di un cosiddetto microstrabismo ed in questo caso occorre cogliere diversi e meno evidenti indizi. Si può fare caso, ad esempio, ad un lieve movimento della testa, accompagnato da una parziale chiusura degli occhi, movimenti che il bambino compie nel tentativo di compensare il problema alla vista. Se ci si accorge di uno di questi piccoli campanelli d’allarme è fondamentale prenotare immediatamente la visita da uno specialista.

Terapia

Se il difetto in questione è di lieve entità, non si rende necessario alcun intervento, poiché potrebbe scomparire con il passare del tempo. In caso contrario, invece, esistono terapie calibrate alla gravità del disturbo visivo da trattare. Si parte con alcuni esercizi oculari, seguiti dalla prescrizione di un semplice acquisto, come quello relativo ad un paio occhiali da vista o lenti a contatto. Qualora anche tali rimedi poco invasivi non dovessero sortire l’effetto desiderato, si renderà indispensabile un intervento chirurgico, che avrà il compito di correggere lo strabismo. Si tratta di un’operazione di restringimento ed allentamento dei muscoli oculari, che solitamente si esegue in day surgery con anestesia generale.
Per conoscere ulteriori informazioni rivolgiti allo studio oculistico del Dottor Carmine Ciccarini, specializzato in materia. Clicca qui e prenota un appuntamento.


11/Apr/2019

Il laser ad eccimeri è uno strumento utilizzato nella cosiddetta chirurgia refrattiva. Attraverso tale laser è possibile correggere i difetti della vista, che affliggono milioni di persone in tutto il mondo. È considerata una tecnica particolarmente efficace e quasi del tutto priva di controindicazioni, tanto che ogni anno il numero di persone che decide di sottoporsi a tale intervento è sempre più alto. Il laser ad eccimeri è considerato la miglior soluzione per disturbi della vista come miopia, astigmatismo ed ipermetropia. Ma come fa tale strumento a rivelarsi così efficace? Scopriamo nel dettaglio cosa può fare.

Informazioni tecniche

La chirurgia refrattiva che si serve del laser ad eccimeri è in grado di agire direttamente sulla superficie corneale. Questa viene modellata, fino a modificarne la curvatura. Tutto ciò è possibile grazie alla capacità del laser di rimuovere con precisione assoluta minuscole porzioni di tessuto. È proprio grazie alla rimodellazione della curvatura corneale che si può permettere al paziente di eliminare lenti a contatto ed occhiali da vista. La zona visiva considerata sede della messa a fuoco viene modificata in modo mirato ed assolutamente personale e specifico. Infatti, la cornea verrà rimodellata attraverso un trattamento che terrà conto delle peculiarità del singolo individuo, nella totale eliminazione dei procedimenti standardizzati. Occorre inoltre ricordare che l’intero intervento di chirurgia refrattiva verrà posto in essere senza alcun danno collaterale per le zone adiacenti a quella trattata.

La professionalità

Perché il procedimento appena descritto porti ad un risultato positivo e soddisfacente, è necessario affidarsi a professionisti del settore. Va ribadita, infatti, la necessità di consultare un oculista specializzato, che segua il paziente passo dopo passo, consigliandolo nel migliore dei modi. Al termine di attenti esami e valutazioni, il medico in questione potrà verificare l’idoneità del soggetto a sottoporsi alla correzione del disturbo tramite laser ad eccimeri. Il paziente verrà informato sui particolari dell’intervento e saprà di poter contare sulla professionalità di uno specialista che ha seguito l’intero iter diagnostico.
Il Dottor Carmine Ciccarini è un oculista specializzato, che si occupa di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri dal 1999. Il Dottore effettua gli interventi presso il proprio centro di microchirurgia. Per prendere contatto con lo studio Ciccarini visita il sito internet o scrivi all’indirizzo mail carmineciccarini@libero.it



Dr. Carmine Ciccarini

STUDIO DI PERUGIA:
Centro Diagnostico Laser Via M. Magnini 18
Tel. 075 5007094 – Tel. 339 2248541

STUDIO DI CHIUSI (In provincia di Siena):
Via G.Mameli, 102
Tel. 0578 226970 - Tel. 335 8060459

STUDIO DI TERNI:
Servizi sanitari Via C. Battisti, 36
Tel. 0744 59513
Riceve il Mercoledì dalle 8.00 alle 19.00

P. Iva : 02169660541
carmineciccarini@libero.it

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