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12/Apr/2022

Cheratite da Acanthamoeba: diagnosi, terapia, prevenzione e nuove frontiere di cura con le nano-particelle

La cheratite da Acanthamoeba è una grave infezione della cornea che può portare alla perdita permanente della vista. Il numero di pazienti a cui viene diagnosticata questa patologia è in costante aumento. In circa il 90% dei casi i soggetti più colpiti sono gli utilizzatori di lenti a contatto.

L’Acanthamoeba appartiene al genere “ameba a vita libera”.

L’ameba è il nome comune di un genere di protisti, organismi unicellulari, che hanno la caratteristica particolare di mutare continuamente forma a causa del loro citoplasma privo di scheletro. L’Acanthamoeba è una cellula piccola, di solito di lunghezza tra i 15 e 35 µm e forma da ovale a triangolare durante il movimento.

 Questi microrganismi sono stati isolati da fonti ambientali sia naturali che artificiali, tra cui acqua dolce e salata, suolo, aria, fontane cittadine e piscine. Possono causare un’infezione corneale progressiva e pericolosa per la vista nota come cheratite da Acanthamoeba.

Una gestione impropria delle lenti a contatto come lavarle in acqua di rubinetto o indossarle durante il nuoto può provocare la contaminazione con amebe che possono così essere facilmente trasmesse alla cornea. Le amebe inizialmente localizzate nella superficie dell’epitelio corneale invadono rapidamente lo stroma sottostante e si infiltrano nei nervi corneali, causando neuriti e necrosi.

L’infezione è unilaterale e si manifesta con sintomi non specifici come forte dolore agli occhi, visione offuscata e lacrimazione. Spesso la cheratite da Acanthamoeba viene confusa e diagnosticata erroneamente come un’infezione corneale batterica o virale il che si traduce in un ritardo nel trattamento adeguato e nell’evoluzione della patologia che può condurre anche alla cecità

La grande maggioranza dei casi di cheratite da acanthamoeba coinvolge portatori di lenti a contatto (LAC) e soggetti con una storia di trauma corneale con materiale organico. La diagnosi dell’infezione si basa sull‘identificazione microbiologica del parassita mediante visualizzazione diretta al microscopio e/o crescita all’esame colturale.

Particolare attenzione soprattutto dal punto di vista igienico è necessaria per i portatori di lenti a contatto

Terapie

Non esiste una terapia completamente efficace contro l’infezione. Gli approcci terapeutici raccomandati prevedono l’utilizzo di farmaci che provocano alterazioni nella membrana citoplasmatica e infine portano alla denaturazione del contenuto citoplasmatico delle cellule delle amebe. In alcuni casi si può utilizzare la neomicina, come agente antibatterico durante la fase iniziale della terapia.

Purtroppo però il trattamento prolungato con questi agenti è molto tossico per gli occhi e raramente porta al completo recupero del paziente. Pertanto ancora oggi la prevenzione è il fattore principale che limita il numero di infezioni, e lo stesso può dirsi per la diagnosi precoce che costituisce requisito essenziale per la risoluzione della patologia con i minori rischi per il paziente.

Nei casi resistenti alla terapia medica, l’unica soluzione rimane la cheratoplastica perforante terapeutica. In via sperimentale si può ricorrere al cross-linking corneale, ma non ci sono allo stato attuale sufficienti evidenze che il trattamento di cross-linking si efficace e privo di rischi.

Sono in fase di sviluppo anche nuove terapie che si basano sull’uso delle nanoparticelle che agiscono come agenti antimicrobici.

Negli ultimi anni si è osservato un rapido sviluppo delle nanotecnologie mediche. Oggi le nanoparticelle sono considerate nuovi potenziali agenti antimicrobici. Diversi studi hanno infatti dimostrato che agiscono contro molti batteri, virus, funghi e diverse specie di protozoi. Il loro meccanismo d’azione è ancora poco conosciuto. Studi recenti hanno evidenziato che le nanoparticelle penetrano e alterano la struttura della membrana cellulare, risultando efficaci nell’eliminazione del microrganismo responsabile dell’infezione.

 


28/Feb/2018

La cheratite da adenovirus è un’affezione molto comune specie nei passaggi di stagione, in particolare nel periodo primavera-estate. E’ caustata da un virus appartenente alla famiglia degli herpes virus.

Per cheratite da adenovirus si intede una patologia oculare infiammatoria causta da un virus a appartenete alla famiglia degli herpes virus capace di provocare la febbre APC o febbre Adeno-Faringo-Congiuntivale.

Cherato-congiuntivite virale: l’infezione da adenovirus è la causa di infiammazione, lacrimazione e gonfiore congiuntivale. Ciò si può osservare nello stadio iniziale dell’infezione specie nella palpebra inferiore.

 

I sintomi oculari inizialmente possono essere attenuati e presentano arrossamento oculare con lacrimazione, tanto da essere confusi con una comune congiuntivite. Importante è guardare la congiuntiva della palpebra inferiore che spesso si presenta arrossata anche in presenza di sintomi non ancora evidenti per questa grave cheratocongiuntivite.

Nell’anamnesi spesso risulta un episodio di faringite insorta 1 o 2 settimane prima dei disturbi oculari.

Fase Acuta

Nella fase acuta la congiuntiva è molto arrossata e cominciano a vedersi infiltrati corneali che non insorgono mai nelle fasi precoci, ma si manifestano solitamente 1/2 settimane dopo i primi sintomi.

Infezione virale in fase acuta

Efflorescenza

Nella fase di efflorscenza dell’infiammazione entrambe le palpebre si presentano gonfie e rosse; può insordere un’infiammazione del linfonodo pre-auricolare. Alla lampada a fessura si possono osservare, nei casi gravi, decine di infiltrati corneali che portano ad una riduzione spesso drammatica del visus.

Nell’esame con lampada a fessura si evidenziano numerosi infiltrati corneali specie centrali che appaiono come macchie bianche rotondeggianti opalescenti

La guarigione di questa patologia è lenta e può richiedere settimane se non mesi, seppur nelle forme più gravi.

Frequenti sono le recidive; questee possono colpire il paziente anche per uno o più anni. Anche a distanza di anni, non è raro trovare infiltrati corneali residui.

Terapia

La cura della cheratite da adenovirus prevede l’uso di colliri cortisonici. La somministrazione di aciclovir per via generale e locale. Consigliato è l’uso frequente di lacrime artificiali allo scopo di mantenere l’occhio ben idratato.


24/Mag/2017

Con il termine uveite si descrive un’infiammazione che interessa sclera, cornea e scotoma oltre che l’uvea cioè la parte dell’occhio che comprende iride, coroide e corpo ciliare; a volte può essere interessato il vitreo.

Il processo infiammatorio che porta alla comparsa di uveite ha cause quasi sempre sconosciute; a volte si riscontra la formazione di granulomi apicali nei denti, infiammazioni dei seni paranasali, cheratiti, cheratouveiti.

Una causa frequente della patologia oculare può essere rappresentata da forme infettive o virali, fungine o parassitarie.

L’immagine mostra una uveite con depositi corneali consistenti a “grasso di montone”

Sintomi

Il sintomo più frequente è l’arrossamento congiuntivale con infiammazione peri corneale (pericheratica).

A volte possono esserci delle sindromi associate ed una di queste particolarmente importante è la sindrome di Behçet che si manifesta con afte buccali e uretrite.

L’immagine evidenzia una iridociclite con arrossamento oculare più spiccato attorno alla cornea con pupilla deformata per la presenza di aderenze

Diagnosi

Il paziente affetto da uveite manifesta arrossamento oculare, dolenzia ed in camera anteriore, specie nelle uveiti anteriori o iridocicliti è presente l’effetto Tyndal. (presenza di essudazione con cellule e proteine che appaiono come corpi mobili).

Coroidite serpiginosa in cui la retina si presenta elevata più spiccatamente nel settore papillo-maculare. Anche il nervo ottico appare a margini sfunati per un interessamento della stesso.

Nelle iridocicliti, spesso si formano delle aderenze tra iride e cristallino e questo si manifesta nella dilatazione della pupilla con midriatici per la dilatazione irregolare della stessa.

La pressione oculare nelle uveiti è solitamente normale o bassa tranne che nelle forme di uveite ipertensiva (iridociclite di Fuchs, nella sindrome di Posner Schlossmann e nelle forme erpetiche).

Talvolta anche il vitreo può essere infiammato con opacamenti dovuti a cellule infiammatorie o con briglie fibrose; queste solitamente indicano un processo infiammatorio a carico della pars-plana (parsplanite).

In questi casi osservando il vitreo con lente di Goldman possiamo riscontrare essudati rotondi o placoidi segni di una vasculite periferica.

Se il processo infiammatorio interessa la coroide, cioè lostrato sotto la retina, anche questa verrà spesso coinvolta e si parlerà di corioretinite.

In casi simili spesso si presentano essudati giallastri coinvolgenti anche la retina centrale. Pervino il nervo ottico, in casi di uveite estesa, viene coinvolto creandosi un edema papillare.

Terapia

La terapia dipende dalla causa; in ogni caso per l’uveite si prescrivono farmaci midriatici (atropina o ciclolux), cortisonici per via generale, sottotenoniana, peribulbare e nel caso di interessamento del vitreo cortisonici per via intravitreale.

In forme particolari come in quelle autoimmuni si ricorre agli immunosoppressori. Se si pensa, dai dati anamnestici, che possano essere coinvolti batteri occorre prescrivere antibiotici adeguati al microorganismo sospetto.

Fra gli immuno modulatori abbiamo l’azatioprina per via orale a dosaggi di 2/3 mg/kg/die per 4/12 settimane.

Il metotrexate a dosaggi di 2,5/10mg a settimana viene somministrato specie nelle uveiti psoriasiche.



Dr. Carmine Ciccarini

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