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04/Apr/2022

Cataratta secondaria o Fibrosi capsulare

La cataratta secondaria detta anche fibrosi capsulare è un processo che si manifesta nella quasi totalità delle persone che si sono sottoposte precedentemente all’intervento di cataratta.

In questi pazienti l’unica parte del vecchio cristallino che viene mantenuta in modo da potervi appoggiare il nuovo cristallino artificiale, cioè la capsula posteriore, va incontro ad un processo di progressiva fibrosi opacizzandosi gradualmente causando un nuovo annebbiamento della visione.

Essa può svilupparsi in un intervallo molto variabile compreso tra 3/6 mesi fino ad alcuni anni dopo l’intervento di cataratta. Contrariamente a quanto a volte è temuto dai pazienti, l’offuscamento visivo che si avverte non dipende dall’opacizzazione del cristallino artificiale impiantato, che rimane perfettamente trasparente per tutta la vita del paziente, ma esclusivamente dalla fibrosi della capsula posteriore sulla quale è posizionata la lente.

Il trattamento YAG laser con cui la patologia viene risolta nella stragrande maggioranza dei casi e che viene impropriamente descritta come “pulitura del cristallino artificiale”. In realtà agisce sulla capsula posteriore producendovi una piccola apertura che libera l’asse ottico dall’opacità e ripristina una visione perfettamente nitida.

Questo trattamento laser è veloce, indolore e viene effettuato ambulatorialmente; l’unico collirio che deve essere instillato alcuni minuti prima è un anestetico locale. Questo facilita il posizionamento di una lente a contatto sulla superficie della cornea garantendo l’assenza di qualsiasi sensazione di disagio per il paziente.

SINTOMI E DIAGNOSI

Solitamente i sintomi della cataratta secondaria sono facili da riconoscere.

A distanza di qualche mese o anno dall’intervento chirurgico di cataratta, il paziente può riferire una visione offuscata; la visione sembra tornare come prima dell’intervento. Oppure può avvertire, particolarmente durante le ore notturne, un effetto di diffrazione molto fastidioso quando si fissano le luci dei lampioni o i fari delle macchine che appaiono frastagliate, allungate e colorate.

La diagnosi è altrettanto semplice e veloce. Può essere effettuata già semplicemente osservando il paziente con lampada a fessura. Si può poi effettuare un esame OCT per valutare l’entità della fibrosi della capsula posteriore; a questo proposito è consigliabile intervenire sulla patologia il prima possibile per evitare che l’aumento del tessuto fibrotico renda necessario l’utilizzo di più energia da parte del laser per effettuare un’incisione più importante e causare maggior fastidio per il paziente.

 

TERAPIA DI ULTIMA GENERAZIONE

Al fine di ridurre al minimo gli effetti collaterali e le eventuali complicanze e ottimizzare la sicurezza del trattamento l’ultima frontiera della tecnologia in questo campo. Si tratta di un innovativo laser YAG a nanosecondi che emette una radiazione luminosa della durata di una frazione di miliardesimi di secondo.

Questa peculiare e unica caratteristica rende quasi impossibile la propagazione dell’onda d’urto emessa dal laser eliminando il possibile conseguente “effetto domino”, caratterizzato dalla trasmissione dell’energia dalla capsula posteriore attraverso il corpo vitreo fino alla retina. Ciò riduce praticamente a zero il rischio di possibili complicanze il che risulta particolarmente utile in tutti i pazienti, ma si rende necessario nei pazienti che già presentano altre patologie retiniche quali l’edema maculare diabetico, l’edema maculare cistoide, il pucker maculare, il foro maculare lamellare, la trazione vitreomaculare (VMT) e altre patologie che potrebbero aggravarsi con l’utilizzo di un convenzionale laser YAG.

 


19/Set/2017

La cataratta è l’opacamento del cristallino, la lente naturale dell’occhio, e comporta una diminuzione della vista; può svilupparsi lentamente, specie in età senile, o insorgere rapidamente dopo traumi oculari, processi infiammatori (iridociclite) o per uso di farmaci (cortisonici o antitumorali)

La cataratta è un processo che comporta la perdita di trasparenza del cristallino. Può insorgere non solo in età adulta, ma anche in età giovanile fino a potersi presentare come cataratta congenita; quest’ultima è solitamente secondaria a rosolia contratta dalla madre nelle fasi precoci della gravidanza.

In alto il cristallino normale (trasparente) permette di vedere il nero del fondo oculare. In basso il cristallino opaco si vede di colore biancastro.

In questo ultimo caso per evitare l’insorgenza di una profondissima ambliopia (occhio pigro) l’oculista deve intervenire prontamente nei primi mesi di età.

Nei casi più comuni, che insorgono in età adulta, il paziente si lamenta di una progressiva riduzione del visus e della comparsa di aloni osservando le luci durante la notte.

La cataratta giovanile invece compare il età più precoce; solitamente tra 30 e 40 anni, ed è legata a problemi metabolici come il diabete mellito oppure secondaria a forme di uveite o glaucoma.

Intervento

Oggi in tutto il mondo si adotta la facoemulsificazione; l’intervento viene effettuato in anestesia locale utilizzando collirio anestetico. In certi casi però può essere necessaria un’anestesia peribulbare specie nei pazienti non collaboranti o affetti da demenza.

L’intervento, a dispetto di quello che molti pensano, è assai più complesso perché, dopo aver praticato un’apertura di soli 2/2.5mm, bisogna con tecnica di capsuloressi aprire circolarmente la capsula anteriore del cristallino.  A questo punto la cataratta viene frantumata con una sonda ad ultrasuoni (facoemulsificatore).

Naturalmente ci si può trovare di fronte a cataratte morbide o cataratte particolarmente dure; in questo secondo caso il chirurgo deve utilizzare ultrasuoni più potenti per rompere il nucleo della cataratta stessa.

Altre difficoltà possono insorgere in soggetti, specie miopi, che hanno un cristallino non stabile. Esso può tendere a lussarsi; in questi casi il chirurgo esperto utilizzando acido ialuronico, deve usare particolare cautela nell’uso dello strumento cercando di non traumatizzare con gli ultrasuoni la capsula del cristallino che altrimeti potrebbe cadere il camera vitrea.

Il cristallino impiantato, dopo la pulizia della cataratta, si inietta mediante siringa precostituita; il suo potere che tiene conto dell’occhio del paziente e di suoi eventuali difetti refrattivi, viene calcolato prima dell’intervento.

Le suture di ingresso (solitamente 2; una per il facoemulsificatore e una per uno strumento che aiuta nella frantumazione e mobilizzazione del cristallino), si chiudono senza punti ma per imbibizione con soluzione fisiologica.

Guarda l’esecuzione di un intervento di cataratta – dott. Carmine Ciccarini



Dr. Carmine Ciccarini

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