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Cheratocono

27 Luglio 2017 by carmineciccarini1

Il cheratocono è una patologia della cornea causata dalla rottura della membrana di Bowman

Si definisce cheratocono la conseguenza della rottura della menbrana di Bowman; cioè il secondo degli starti che costituiscono la cornea appena sotto l’epitelio corneale.

Ciò comporta una deformazione dell’ellisse corneale che può variare da forme “fruste” ad altre che comportano una notevole irregalarità della cornea con ecstasia e astigmatismo irregolare non correggibile con lenti. Fino a forme estreme che portano alla necessità di trapianto corneale.

In Italia questa patologia affligge circa 30.000 pazienti. Solitamente insorge fra i 16 ed i 18 anni e progredisce nelle forme evolutive fino a oltre 30 anni. Nel 30% dei casi è necessario il trapianto di cornea.

Sintomi

Il paziente affetto da cheratocono lamenta distorsione delle immagini da vicino e lontano con senso di offuscamento.

Per lo specialista non è sempre facile trovare lenti correttive per la comparsa di un’ectasia corneale con astigmatismo; per questo, accanto agli occhiali, si cerca di creare delle lenti a contatto toriche nelle mani di ottici di provata esperienza.

La mappa corneale di un cheratocono avanzato; nel caso specifico in occhio sx, mostra una ectasia marcata in rosso che protude dalla cornea come una sorta di montagna

Sono tuttavia pochi quelli che riescono a portare lenti a contatto. Nella mia personale casistica, il 25/30% perché, o per l’eccessiva curvatura della cornea o per una scadente qualità del film lacrimale, il paziente percepisce le lenti come molto fastidiose. Per questi motivi non è raro che persone intolleranti a lenti a contatto e restie all’utilizzo di occhiali, arrivino intorno ai 30 anni ad avere miopie elevate con astigmatismi alti ed irregolari e di fatto abbiano visus molto scadenti (meno di 1/10).

Mappa corneale normale

Importante è nel cheratocono la diagnosi precoce; ad un primo esame si evidenziano mire irregolari del cheratometro (strumento che misura la curvatura corneale), ma soprattutto è la topografia corneale che pone una dignosi certa.

Mappa corneale 3d cheratocono – si evidenzia un’ampia protuberanza dovuta a ectasia

Terapia

Per il trattamento del cheratocono esisto diverse possibilità in relazione allo stadio di avanzamento della patologia.

Solitamente il primo trattamento è quello di usare lenti a contatto di diverso tipo: dalle gas-permeabili alle lenti ibride per cheratocono fino alle lenti sclerali.

In realtà solo una parte dei pazienti riesce a tollerare l’uso di queste lenti; costoro riescono a portarle con disinvoltura per decenni con performance visive anche ottime (10/10), a volte anche facendo lavori per cui occorre visione ottimale.

Molti invece rifiutano l’uso di lenti a contatto e portano solo raramente gli occhiali per il fastidio che le lenti cilindriche adottate per la correzione di astigmatismi elevati e spesso irregolari creano. In questi soggetti è consigliabile l’uso di anelli intra-stromali impiantati nella cornea; esse, ripristinando una geometria più regolare dell’ellisse corneale, hanno una qualità visiva piuttosto buona; anche se accompagnata dall’uso contemporaneo di occhiali correttivi di bassa gradazione.

La terapia sicuramente più efficace è il trapianto corneale; questo deve però essere eseguito da specialisti di questo trattamento per evitare la grave complicanza di un astigmatismo post operatorio alto.

Fortunatamente nel nostro paese esistono colleghi estremamente abili nella chirurgia corneale;  alcuni sono di assoluto livello internazionale. Il rischio di rigetto tanto temuto qualche decennio fa, è veramente basso.

Attualmente ci sono studi che utilizzano il femto-laser per asportare lo strato corneale patologico e sostituire la parte eliminara con materiali bio-tecnologici; probabilmente questa sarà la chirurgia del fututro.

cross-linking

Un discorso a parte merita il cross-linking; ciò provoca l’indurimento del collagene corneale utilizzando vitamina B2 (riboflavina) posta sulla cornea dopo aver rimosso l’epitelio con successiva esposizione a raggi UV.

In questo modo si rafforzano i legami del collagene che diventa più duro; questa tecnica utilizzata da oltre 20 anni ha dato risultati molto soddisfacenti.

Di contro però spesso i pazienti arrivano al cross-linking quando sono in stadi avanzati della patologia.  Ciò determina la scarsa efficacia della tecnica; se da un lato essa blocca il cheratocono, certamente non riduce la conformazione corneale già compromessa.

In conclusione è necessario arrivare al trattamento all’insorgenza della malattia, prima che evolva verso paggioramenti non più idonei per ottenere una qualità visiva adeguata.



Dr. Carmine Ciccarini

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