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11/Apr/2019

La maculopatia è un particolare tipo di distrofia della retina. Esistono diverse classificazioni in materia ed una delle forme più diffuse di maculopatia e quella provocata da clorochina. Si tratta di un farmaco impiegato nella cura di alcune patologie croniche. Proprio tale cronicità fa sì che la somministrazione dei medicinali si protragga per un periodo significativamente lungo. Tra gli effetti collaterali di queste cure si possono annoverare danni alla vista. La gravità di questi dipende da una serie variabile di fattori, calibrati sulla lunghezza del periodo in cui si è fatto uso dei farmaci in questione. Scopriamo quali sono i passaggi fondamentali per evitare di subire danni irreversibili.

L’importanza della diagnosi

Una diagnosi tempestiva ed esatta può rivelarsi la soluzione perfetta. La maculopatia da clorochina ha una causa ben precisa, individuabile in maniera agevole con l’aiuto di uno specialista del settore. Il tempo rappresenta un fattore fondamentale nel processo di guarigione, tale da determinare la buona riuscita o il fallimento della terapia. Attraverso una diagnosi corretta sarà possibile, nella maggior parte dei casi, eliminare il problema alla radice. Basterà, infatti, interrompere l’assunzione del farmaco incriminato, evitando così una progressiva degenerazione della patologia. In quest’ottica, a chi deve sottoporsi ad una terapia a base di clorochina, è sempre consigliata una preliminare visita oculistica, insieme a specifici esami in materia. In tal modo sarà possibile stabilire un danno all’apparato visivo molto tempo prima che si manifestino i primi sintomi della maculopatia da clorochina.

Terapia

Come già anticipato, la più efficace delle cure consiste nell’interruzione immediata del farmaco che ha causato la maculopatia. Generalmente, attraverso una diagnosi tempestiva ed in presenza di danni di lieve entità, tale suggerimento può risultare sufficiente per arginare il problema ed il rischio di peggioramento.
Si è detto, però, che la maculopatia è spesso asintomatica e questo porta a pensare che ci si avveda della malattia solo in stadio avanzato. In tal caso, il deficit visivo funzionale si è già verificato e allo specialista non resta che agire per stabilizzare la situazione ed evitare ulteriori peggioramenti. L’unica certezza riguarda la necessità di affidarsi ad un medico esperto, in possesso delle conoscenze fondamentali per assicurare il raggiungimento del miglior risultato possibile.
La specializzazione in materia fa del Dottor Carmine Ciccarini la persona giusta a cui rivolgersi in caso di bisogno. Nella sezione contatti puoi trovare indirizzi utili e numeri telefonici per richiedere consulenze ed appuntamenti.


11/Apr/2019

Sono davvero tante le persone affette da glaucoma. Si tratta di una patologia che comporta l’aumento di pressione all’interno dell’occhio. Quando questo accade, si giunge ad una più o meno grave compromissione del nervo ottico, il cui danneggiamento può impedire al cervello di ricevere gli impulsi visivi della retina. Una diagnosi precoce si rivela essenziale, perché permette di intervenire tempestivamente, individuando la terapia adatta a bloccare l’evoluzione della malattia. In caso contrario, il paziente potrebbe addirittura perdere la vista. La problematica più importante del glaucoma è, però, legata ai suoi sintomi. Questo, infatti, si presenta come asintomatico, poiché ci si accorge del disturbo soltanto quando ormai si è in fase avanzata.

La diagnosi

Per quanto detto, una diagnosi precoce si rivela, a conti fatti, l’unica strada possibile per evitare gli spiacevoli risvolti della malattia. Perché questo risulti possibile è necessario non sottovalutare i controlli periodici dall’oculista. La patologia in esame può essere diagnosticata solo a seguito di una visita completa ed approfondita, che possa verificare lo stato della pressione intraoculare, del nervo ottico e del campo visivo del paziente. Esistono, poi, dei fattori di rischio, che aumentano la predisposizione del soggetto al glaucoma. Si fa riferimento a malattie come il diabete, l’ipertensione oculare e l’assunzione massiva di farmaci a base di cortisone. Uno specialista del settore sarà in grado di riconoscere i segnali d’allarme ed intervenire in maniera efficace, scongiurando i rischi peggiori per la salute psicofisica del paziente.

I rimedi

Nelle prime fasi del disturbo si è soliti ricorrere a compresse e colliri, in grado di tenere sotto controllo la malattia. A questi si aggiunge la prescrizione di periodiche visite specialistiche, volte a verificare eventuali peggioramenti ed a modificare, in caso di bisogno, la cura somministrata. Con una situazione di maggiore gravità, sarà opportuno sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico al laser, nel tentativo di preservare, almeno parzialmente, le funzionalità visive. Negli ultimi anni si è sviluppata una tecnica assolutamente innovativa, pensata e predisposta per alcune forme di glaucoma. Nel caso in cui il soggetto non risponda alle classiche cure, sarà possibile intervenire con questo particolare raggio laser in grado di riattivare i canali ostruiti, favorendo il deflusso dell’umore acqueo che caratterizza il glaucoma.
Il tutto può essere svolto in maniera ambulatoriale e senza alcun tipo di cicatrice per il paziente.
Per ogni ulteriore chiarimento affidati al Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato nel settore.
Visita la sezione dedicata al glaucoma.


11/Apr/2019

Con l’espressione patologie della retina, conosciute anche con il nome di retinopatie, si fa riferimento all’insieme disturbi che interessano lo strato più interno del bulbo oculare detto, appunto, retina.
Questa riceve gli stimoli della luce e, attraverso il nervo ottico, li trasmette al cervello, che traduce le radiazioni luminose in immagini. Esistono diversi tipi di patologie della retina e alcune di queste possono essere rare e gravi, causando addirittura la perdita della vista. In ragione di tale terribile risvolto, è necessario tenere sotto controllo i propri occhi, attraverso periodici controlli, che permettono allo specialista di accertare in maniera cadenzata lo stato della retina e della vista in generale. Vediamo nel dettaglio quali sono le retinopatie maggiormente pericolose.

Distacco della retina

Il distacco della retina si manifesta quando tale membrana si stacca dal cosiddetto coroide, tessuto sottostante al quale la retina è saldamente ancorata. Si tratta di una vera e propria emergenza, perché impone un trattamento pressoché immediato, che combatta il rischio di una perdita permanente della vista. Lo specialista dovrà procedere con un intervento chirurgico il cui esito non è sempre sicuro, poiché tutto dipende dalla gravità della lesione.

Atrofia girata della retina

L’atrofia girata è una tra le più rare distrofie della retina, che viene irrimediabilmente danneggiata dalla patologia in esame. I sintomi si presentano generalmente già in tenera età ed evolvono fino a diventare irreversibili. Si inizia con semplici disturbi relativi al campo visivo e si giunge, da ultimo, alla cecità. Esistono dei trattamenti medici ideati per contrastare tale rara malattia, ma è doveroso sottolineare che non sempre tali rimedi si dimostrano efficaci.

Maculopatia

La maculopatia è una patologia che colpisce la parte centrale della retina, detta macula. Tale degenerazione fa sì che il paziente presenti una progressiva perdita della visione centrale, che raggiunge uno stadio sempre più avanzato, nonostante non si arrivi alla totale cecità. Inizialmente, si presenta come disturbo asintomatico, soprattutto se ad essere interessato è un solo occhio. Pur esistendo diverse forme, le più diffuse sono legate all’età del soggetto o a patologie importanti come il diabete. Nei casi più gravi si consiglia un intervento chirurgico di vitrectomia. Queste sono solo alcune delle retinopatie attualmente classificabili.
Per conoscere maggiori informazioni sull’argomento affidati alla professionalità del Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato. Nel sito internet puoi trovare tutti i modi per richiedere una consulenza.

Anche il settimanale OGGI n.21 del 30/05/2019 ha dedicato un articolo al dott. Ciccarini:

Settimanale OGGI n.21 del 30/05/2019

Intervento di rimozione membrana epiretinica


11/Apr/2019

Tra i disturbi della vista maggiormente diffusi è possibile annoverare lo strabismo. Si tratta di un difetto del sistema visivo che comporta l’orientamento degli occhi in direzioni diverse. Nella maggior parte dei casi il disturbo si manifesta in tenera età, colpendo bambini molto piccoli. In questo caso è consigliabile un intervento tempestivo, mirato a risolvere il problema del tutto o, in alternativa, a limitarne gli effetti negativi. L’errore che commettono in tanti è quello di pensare allo strabismo come un solo e semplice difetto estetico.La verità è, invece, totalmente diversa, poiché il disturbo maggiore interessa proprio la funzione visiva. Un’azione immediata può evitare che il fenomeno diventi irrimediabilmente definitivo.

I segnali

Riconoscere un disturbo, soprattutto se ad esserne interessato è un bambino, risulta sempre un compito difficile. I genitori, infatti, devono prestare particolare attenzione ai segnali del proprio piccolo, che non sempre riesce ad esprimere i disagi. In molti casi, lo strabismo è facilmente riconoscibile, perché si può notare uno scorretto allineamento degli occhi da parte del neonato. È possibile, però, che si tratti di un cosiddetto microstrabismo ed in questo caso occorre cogliere diversi e meno evidenti indizi. Si può fare caso, ad esempio, ad un lieve movimento della testa, accompagnato da una parziale chiusura degli occhi, movimenti che il bambino compie nel tentativo di compensare il problema alla vista. Se ci si accorge di uno di questi piccoli campanelli d’allarme è fondamentale prenotare immediatamente la visita da uno specialista.

Terapia

Se il difetto in questione è di lieve entità, non si rende necessario alcun intervento, poiché potrebbe scomparire con il passare del tempo. In caso contrario, invece, esistono terapie calibrate alla gravità del disturbo visivo da trattare. Si parte con alcuni esercizi oculari, seguiti dalla prescrizione di un semplice acquisto, come quello relativo ad un paio occhiali da vista o lenti a contatto. Qualora anche tali rimedi poco invasivi non dovessero sortire l’effetto desiderato, si renderà indispensabile un intervento chirurgico, che avrà il compito di correggere lo strabismo. Si tratta di un’operazione di restringimento ed allentamento dei muscoli oculari, che solitamente si esegue in day surgery con anestesia generale.
Per conoscere ulteriori informazioni rivolgiti allo studio oculistico del Dottor Carmine Ciccarini, specializzato in materia. Clicca qui e prenota un appuntamento.


11/Apr/2019

Il laser ad eccimeri è uno strumento utilizzato nella cosiddetta chirurgia refrattiva. Attraverso tale laser è possibile correggere i difetti della vista, che affliggono milioni di persone in tutto il mondo. È considerata una tecnica particolarmente efficace e quasi del tutto priva di controindicazioni, tanto che ogni anno il numero di persone che decide di sottoporsi a tale intervento è sempre più alto. Il laser ad eccimeri è considerato la miglior soluzione per disturbi della vista come miopia, astigmatismo ed ipermetropia. Ma come fa tale strumento a rivelarsi così efficace? Scopriamo nel dettaglio cosa può fare.

Informazioni tecniche

La chirurgia refrattiva che si serve del laser ad eccimeri è in grado di agire direttamente sulla superficie corneale. Questa viene modellata, fino a modificarne la curvatura. Tutto ciò è possibile grazie alla capacità del laser di rimuovere con precisione assoluta minuscole porzioni di tessuto. È proprio grazie alla rimodellazione della curvatura corneale che si può permettere al paziente di eliminare lenti a contatto ed occhiali da vista. La zona visiva considerata sede della messa a fuoco viene modificata in modo mirato ed assolutamente personale e specifico. Infatti, la cornea verrà rimodellata attraverso un trattamento che terrà conto delle peculiarità del singolo individuo, nella totale eliminazione dei procedimenti standardizzati. Occorre inoltre ricordare che l’intero intervento di chirurgia refrattiva verrà posto in essere senza alcun danno collaterale per le zone adiacenti a quella trattata.

La professionalità

Perché il procedimento appena descritto porti ad un risultato positivo e soddisfacente, è necessario affidarsi a professionisti del settore. Va ribadita, infatti, la necessità di consultare un oculista specializzato, che segua il paziente passo dopo passo, consigliandolo nel migliore dei modi. Al termine di attenti esami e valutazioni, il medico in questione potrà verificare l’idoneità del soggetto a sottoporsi alla correzione del disturbo tramite laser ad eccimeri. Il paziente verrà informato sui particolari dell’intervento e saprà di poter contare sulla professionalità di uno specialista che ha seguito l’intero iter diagnostico.
Il Dottor Carmine Ciccarini è un oculista specializzato, che si occupa di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri dal 1999. Il Dottore effettua gli interventi presso il proprio centro di microchirurgia. Per prendere contatto con lo studio Ciccarini visita il sito internet o scrivi all’indirizzo mail carmineciccarini@libero.it


11/Apr/2019

Con il termine ipermetropia si fa riferimento al disturbo della vista che affligge chi riesce a mettere chiaramente a fuoco gli oggetti lontani, ma fatica ad avere una visione nitida di ciò che ha vicino. Chi soffre di ipermetropia non ha, dunque, alcun tipo di problema nel guardare a lunga distanza, come invece succede a chi è affetto da miopia. Anche questo difetto oculistico, però, esattamente come il suo opposto, va corretto. In alcuni casi, infatti, soprattutto se il difetto appare di lieve entità, si è portati ad attuare il cosiddetto meccanismo di accomodazione, in base al quale l’occhio riesce a porre rimedio al problema, correggendo naturalmente la visione. Ciò comporta, però, un continuo sforzo della vista, un affaticamento maggiore agli occhi e un prevedibile peggioramento dell’ipermetropia.

Le cause

L’ipermetropia è generalmente causata da fattori genetici ed ereditari. È stato dimostrato che i soggetti che soffrono di tale patologia visiva presentano una cornea con leggera curvata ed un occhio più corto rispetto alla media. Il vizio della vista può anche essere causato dal mal funzionamento del noto meccanismo di accomodazione, che non svolge correttamente il suo dovere. A tal proposito si sottolinea che tutti i bambini, appena nati, sono affetti da ipermetropia. In questo caso però, una correzione potrebbe rivelarsi sbagliata, poiché sarà la crescita a ridurre il difetto, fino a farlo scomparire.

La correzione

Nonostante non esista alcuna cura, in grado di eliminare completamente il difetto visivo, al paziente vengono proposti diversi metodi correttivi altamente efficaci. Il primo fra tutti è rappresentato dagli occhiali da vista, in grado di assicurare una visione ottimale a qualunque distanza. Per chi, invece, non è abituato agli occhiali e non vuole farlo, si suggerisce l’acquisto di lenti a contatto sferiche, ugualmente efficaci. In ultima ipotesi, qualora nessuno dei due metodi soddisfi completamente chi è affetto da ipermetropia, non resta che affidarsi alla chirurgia refrattiva. Il laser ad eccimeri impiegato è estremamente efficace e permette allo specialista di intervenire in totale sicurezza per il paziente. Questo potrà sin da subito beneficiare dei risultati, senza avere alcun tipo di effetto collaterale.
Se soffri di ipermetropia affidati al dottor Carmine Ciccarini oculista specializzato, che da anni si occupa di disturbi di questo genere. Consulta il sito per informazioni e contatti.


11/Apr/2019

La miopia è un difetto di rifrazione che dà luogo ad un disturbo della vista molto diffuso. A causa della miopia, tutto ciò che si osserva ad una certa distanza appare sfocato e la persona che ne è affetta può notare un miglioramento visivo solo riducendo lo spazio e, dunque, avvicinandosi all’oggetto osservato. Si tratta di un difetto della vista davvero frequente, che affligge nel mondo milioni di persone. Molte di queste, per risolvere questo fastidio, decidono di ricorrere a degli strumenti o terapie in grado di ovviare al problema. Gli occhiali da vista sono il principale correttore della miopia, insieme alle lenti a contatto. In alcuni particolari casi però, soprattutto quando il difetto è molto elevato, si può decidere, di comune accordo con il proprio medico, di sottoporsi alla tecnica correttiva del laser.

La tecnica

La correzione chirurgica della miopia viene praticata attraverso il cosiddetto laser ad eccimeri. Si tratta di una strumentazione sicura ed efficace a cui si sottopongono, come anticipato, i pazienti affetti da miopia di grado particolarmente elevato. La superficie della cornea viene trattata con estrema precisione, per eliminare o ridurre il difetto. In questo modo è possibile modificare la zona ottica, intervenendo, ad esempio, sulla curvatura corneale, una delle cause della miopia. Detto laser produce una sorta di vaporizzazione del tessuto trattato, così da consentire un’estrema precisione nell’asportazione dello stesso, senza danni per la zona circostante.

I vantaggi

La tecnica del laser ad eccimeri è, ormai, da molti anni estremamente utilizzata. La prima ragione di tale massiccio impiego risiede nella quasi totale assenza di complicazioni durante l’intervento, che rendono la pratica adatta a tutti. Con il laser ad eccimeri è possibile eliminare o ridurre in misura considerevole il difetto della miopia, assicurando al paziente, nella gran parte di casi, il vantaggio di non dover più ricorrere ad occhiali da vista o lenti a contatto correttive. È bene sottolineare anche la velocità del trattamento in questione e l’assenza di eventuali microtraumi delle zone prossime a quelle trattate. Perché tutto ciò risulti possibile è fondamentale che il miope si rivolga e si affidi ad uno specialista del settore, una persona competente e preparata, che operi in centri altamente specializzati.
È questo il caso del Dottor Carmine Ciccarini, che da vent’anni esegue interventi di correzione della miopia con il laser ad eccimeri. Contatta il suo studio e fissa immediatamente la tua visita di controllo.


11/Apr/2019

Il nervo ottico, fondamentale parte del sistema nervosi centrale, collega il bulbo oculare direttamente al cervello. È grazie a questo che risulta possibile trasformare gli impulsi ricevuti della retina, di cui è naturale prolungamento, in percezione e, dunque, visione. Le patologie che affliggono il nervo ottico sono molte.
Una delle più gravi è, senza dubbio, la cosiddetta atrofia del nervo ottico. Questa può essere definita come la morte dei tessuti nervosi, incaricati di trasformare in immagini le stimolazioni registrate dall’occhio.
Si tratta di un danno neuronale in grado di provocare un oscuramento della vista, comportando un danno irreversibile. Le nuove prospettive terapeutiche in materia stanno riscuotendo un enorme successo, tanto da riattivare la speranza di un miglioramento per alcune particolari condizioni.

Cause e sintomi

Le cause dell’atrofia del nervo ottico possono essere molte. Tra queste, la più comune è sicuramente quella relativa ad uno scorretto apporto di sangue, tale da generare un processo ischemico. Questa particolare causa è facilmente riscontrabile in persone che hanno superato una certa soglia di età. A tal proposito si ricorda che lo stesso glaucoma, malattia dell’occhio molto comune, può provocare l’atrofia. Inoltre, qualsiasi tipo di evento imprevisto, come, ad esempio, un trauma dovuto ad un urto o un accidentale contatto con sostanze tossiche può comportare la medesima spiacevole conseguenza.

Le moderne prospettive

Da sempre, si dice che il danno da atrofia del nervo ottico sia irreversibile. Per questo motivo è essenziale un intervento tempestivo, che ponga rimedio alla malattia di base, così da eliminare o limitare eventuali danni. L’aiuto di esperti del settore, insieme a dei regolari controlli, possono, dunque, rivelarsi fondamentali. Le nuove tecniche sperimentate, però, forniscono dati sostanzialmente positivi. Esistono, infatti, dei farmaci in grado di eliminare alcune sostanze responsabili della progressiva atrofia del nervo.
Alcuni recenti studi hanno dimostrato che, dopo mesi di trattamento, alcuni dei pazienti sottoposti a terapia presentano incoraggianti miglioramenti. La somministrazione, inoltre, presenta effetti collaterali lievi o, addirittura, assenti. Sono notizie che fanno ben sperare, perché aprono la strada a nuove prospettive terapeutiche che potranno migliorare l’approccio della medicina a tale particolare affezione.
Per saperne di più sull’argomento, rivolgiti al Dottor Carmine Ciccarini, oculista specializzato in numerose patologie dell’occhio.


11/Apr/2019

La maculopatia è una patologia che coinvolge ogni anno milioni di persone nel mondo. Questa malattia, denominata anche degenerazione maculare, è un’affezione che interessa la parte centrale della retina detta, appunto, macula. Occorre ricordare, però, che la maculopatia non comporta mai una cecità totale; proprio perché ha come conseguenza la perdita della visione centrale, ma mai quella laterale, che solitamente viene conservata dalla persona affetta. Per conoscere e riconoscere a pieno questa malattia è necessario avere una visione d’insieme su quali siano i sintomi, la diagnosi e l’eventuale terapia a cui sottoporsi per arginare gli effetti negativi della maculopatia.

Campanelli d’allarme

Il dato più rilevante della malattia è che, almeno nei primi stadi, questa si presenta come asintomatica.
Non si avverte, infatti, alcun tipo di dolore e, qualora la patologia interessi un solo occhio, le distorsioni visive vengono sistematicamente annullate dal secondo. Tuttavia, è possibile scorgere dei piccoli campanelli d’allarme che occorre interpretare con attenzione. Ad esempio, si può notare una distorsione degli oggetti, la cui forma e dimensione appare alterata. Allo stesso modo, è possibile rendersi conto che la visione centrale viene progressivamente offuscata da macchie; ciò non permette di vedere correttamente quello che si ha davanti.

Il responso medico

La maculopatia non ha delle cause vere e proprie, ma dei semplici fattori di rischio. Tra questi, i più importanti sono legati all’età del paziente, alle malattie cardiovascolari, al tipo di alimentazione ed all’abuso di fumo e alcol. Quando si avvertono i primi sintomi è bene recarsi immediatamente da uno specialista per una visita approfondita. Oltre agli esami di routine, il medico eseguirà il cosiddetto test di Amsler che, grazie all’impiego un’immagine composta da una griglia di linee al cui centro è posto un piccolo pallino di colore nero, permette di appurare possibili distorsioni nella vista e, dunque, la presenza della maculopatia.

La cura

La terapia a cui sottoporsi in caso di maculopatia dipende soprattutto da quali siano le cause che hanno portato alla patologia, oltre allo stadio e gravità della stessa. In caso di lieve entità si consiglia di non intervenire chirurgicamente, ma di tenere la malattia sotto controllo con visite cadenzate e l’impiego di farmaci specifici. Sono, infatti, previsti dei cicli di iniezioni intravitreali che consentono di migliorare la vista e ed arrestare l’avanzamento della patologia. Nei casi più gravi, nei quali si ha la formazione di una spessa membrana che deforma la retina, si ritiene necessario un immediato intervento di vitrectomia.

per saperne di più

Per avere maggiori informazioni contatta lo studio medico del dottor Carmine Ciccarini o visita il sito internet, nell’apposita sezione dedicata.

Alle cure specialistiche in tema di maculopatie anche il settimanale OGGI del n.21 del 30 maggio 2019 ha dedicato un articolo nella sezione riservata a salute e bellezza:



26/Mar/2019

Farmaci anti-VEGF e retinite pigmentosa: due casi.

Nella retinite pigmentosa l’uso dei farmaci anti-VEGF è sottovalutato e vi sono poche sperimentazioni a proposito oppure si utilizzano in pazienti con malattia in stadi molto avanzati.

La retinite pigmentosa è una patologia neuro-degenerativa, che può talvolta essere accompagnata da neovascolarizzazione coroideale e conseguente edema maculare cistoide; in casi simili i pazienti vengono trattati con farmacia anti-VEGF anche se in realtà non esistono relazioni a lungo termine sull’uso di questi farmaci nei pazienti con retinite pigmentosa.

Due casi clinici significativi

Ho avuto, nella mia esperienza clinica, tra tutti quelli che ho incontrato  nel corso degli anni,  due casi di pazienti con questa malattia che ritengo molto  significativi. Un paziente con coroidite sierosa centrale proveniente dall’Albania dell’età di 38 anni con una retinite pigmentosa diagnosticata all’età di 24 anni; un secondo un giovane di 25 anni a cui era stata diagnosticata la malattia da pochi anni (3), ma con un campo visivo ridotto alla percezione di soli 15 punti luminosi centrali su 120 inviati dallo strumento.

Il secondo paziente era in condizioni disperate; immaginando un futuro di vita e lavorativo tutt’altro che roseo.

In entrambi i casi ho somministrato, era il 2008, Avastin che all’epoca veniva utilizzato largamente in Italia e nel mondo senza eccessive restrizioni. Il mio protocollo era di un ciclo l’anno con tre iniezioni intravitreali di farmaco al dosaggio di 2,5mg; come avevo visto eseguire nello studio di un noto oculista newyorkese. In Italia allora si utilizzavano dosaggio molto più bassi, di 1 / 1,25mg per iniezione intravitreale.

Per evitare ipertensioni oculari, che possono presentarsi con simili dosaggi, preparavo i pazienti con Diamox 250mg la sera prima dopo cena e la mattina tre ore prima dell’iniezione intravitreale associano contemporaneamente Iserocytol (neurovasculaire supposte) che mi aveva suggerito anni prima il dott. Di Bella di Modena. Ho potuto avvalermi di questa procedura fino a quando l’Avastin non è stato messo di fatto fuori legge; sostituito con il Lucentis.

Risultati ottenuti

Oggi, a distanza di 11 anni, il  paziente albanese ha un visus di 10/10 in un occhio e 8/10 nell’altro; il campo visivo, anche se non perfetto, è di circa 40°/50°.  Basti pensare che il paziente ora svolge la professione di tassista.

Il secondo paziente, quello più giovane che aveva iniziato con un campo visivo a micro-cannocchiale, oggi ha un visus di 10/10 bilaterali e percepisce a campo visivo standard della Humprey, 90 spot luminosi su 120; questo poiché nel frattempo si era creato uno scotoma su un occhio nel nasale inferiore estremamente fastidioso. Ho prescritto Idebenone come si trattasse di una sindrome di Leber, avendo questo farmaco una potente azione antiossidante mitocondriale che impedisce alle cellule ganglionari di morire “di fame” per deficit di ATP.

Schema della retina con cellule ganglionari

Se si aggiunge inoltre un dosaggio di dopamina “Levodopa” utilizzato normalmente per il Parkinson, ma dotato dello straordinario potere di essere il neuromediatore responsabile delle cellule retiniche, si può pensare con buone possibilità che in un periodo di circa un anno o meno parte dello scotoma venga riassorbito come ho  avuto modo di vedere in molte otticopatie genetiche e non. (molte malattie del nervo ottico non sono ancora state classificate geneticamente in un numero enorme di casi).

Tutto questo dimostra che l’attesa di una terapia genetica a largo raggio è ancora lunga a divenire (ci vorranno decenni), mentre i danni procedono implacabili nel tempo se non si interviene prontamente.

 

Osservazioni

Ho sempre sostenuto che l’unico farmaco che potrebbe essere prontamente, comunque nel giro di alcuni anni, è l’NGF intravitreale; l’effetto di tale principio attivo è quello di bloccare la morte dei neuroni in larga scala. Purtroppo questo farmaco non è attualmente disponibile. La casa farmaceutica ha pensato di farne un collirio risparmiandosi, al momento, un utilizzo intravitreale. Questo sarebbe stato, a mio avviso, più importante viste le numerose malattie che coinvolgono in neurone retinico e, per conseguenza, il nervo ottico.

Schema di iniezione intra-vitreale

Le stesse case produttrici di farmaci anti-VEGF in realtà non conoscono i più profondi meccanismi biologici di effetto sul neurone e sulla sostanza inter-neuronale di questi farmaci. Gli anticorpi monoclonali, usati quasi tutti inizialmente per malattie tumorali o autoimmuni, sono una pietra fondamentale per costruire protocolli terapeutici di larga efficacia se abbinati a farmaci che sicuramente verranno resi disponibili negli anni a venire.

Questo articolo, sicuramente sui generis, vuole però essere un manifesto per la libertà terapeutica del medico; attualmente altri tipi di interesse spesso possono essere purtroppo non del tutto affini al bene dei pazienti.

Un esempio

Un esempio pratico è stato il caso della talidomide. Questo farmaco, usato negli anni 60 come antinausea per la donne in gravidanza, provocava la focomelia cioè una deformazione che portava i bambini a nascere con arti superiori poco sviluppati.

Lo stesso farmaco, che solo a nominarlo si sfiorava l’eresia, oggi si impiega in oncologia per il suo potenziale ruolo anti-angiogenetico; nel trattamento di tumori solidi come glioma, melanoma, carcinomi renali e prostatici, tumore della  mammella, sarcoma di Kaposi, lupus e  altre patologie. Da queste osservazioni si può affermare che spesso per comprendere la reale efficacia ed il campo di applicabilità di un principio attivo possono servire decenni.

I farmaci anti-VEGF hanno sicuramente una possibilità di utilizzo efficace in molte malattie che attualmente non conosciamo; a volte terapie efficaci sono state formulate da medici che nulla avevano a che fare con case farmaceutiche che spesso condizionano la sanità pubblica.

Queste osservazioni derivano dalla mia esperienza clinica.

 



Dr. Carmine Ciccarini

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